Cibo ed emozioni

Ciò che pensiamo genera emozioni,
ma lo fa anche ciò che mangiamo.
Montse Bradford

Se te lo concedi puoi rinunciarvi.
Se non te lo concedi sarà irrinunciabile!
Oscar Wilde

L’uomo è ciò che mangia.
L. Feuerbach

Il rapporto tra cibo ed emozioni si instaura nelle primissime fasi della vita e rimane per tutta l’esistenza. Basti pensare al bambino appena nato il cui primo istinto è quello di attaccarsi al seno della madre. Altri successivi rapporti significativi sono legati all’allattamento, allo svezzamento e a tutti i vissuti emotivi che condizionano queste esperienze.

Fin dall’inizio, quindi, il mangiare non soddisfa solo un bisogno fisiologico ma è anche un’occasione d’incontro, di comunicazione. Ed è anche un bisogno di cura, di scambio e di affetto.

Da adulti, i pasti sono un punto di riferimento importante, scandiscono i ritmi della nostra giornata. Ogni evento importante della nostra vita è spesso accompagnato da occasioni gastronomiche attraverso le quali socializziamo e festeggiamo.

I piaceri della gola, poi, sono da sempre legati ai piaceri della sfera sessuale. Il sesso ed il cibo sono due necessità legate al piacere e al nutrimento in senso sia emotivo che fisico. Hanno in comune aspetti simbolici tra cui anche quello della socialità, espresso dalla condivisione del piacere con gli altri.

Ma perché quando ci assale una fame irrefrenabile cerchiamo i carboidrati e i dolci? La ragione principale è che questi sono gli alimenti più direttamente connessi al circuito del piacere. I carboidrati stimolano il cervello a produrre la serotonina, nota anche come “l’ormone della felicità”, che genera un’immediata sensazione di buon umore. Pertanto, non solo le emozioni possono influenzare le nostre abitudini alimentari ma, anche, gli stessi alimenti hanno delle ricadute sul nostro stato emotivo.

Veniamo a noi…

Per te il cibo ha una funzione calmante o rassicurante? Mangi per lenire la rabbia o la tristezza? Mangi di più quando sei stressata? Oppure non sai controllarti quando ti annoi? Se è così vuol dire che, in tutti questi casi, utilizzi il cibo per regolare le emozioni.

Il rapporto fra cibo, motivazione ed emozioni è davvero complesso e si è scoperto che il legame tra emozioni e cibo è più forte nelle persone che soffrono di obesità rispetto a chi non ne soffre. Ma anche e più semplicemente, in chi segue una dieta.

Le emozioni non sono di per sé il fattore scatenante del sovrappeso, piuttosto lo è il modo in cui vengono gestite e affrontate.

E tu, quale atteggiamento hai nei confronti delle emozioni sgradite? Fai di tutto per rimuoverle, per non entrarvi in contatto, non sapendo come affrontarle? Ed è per questo che ti rivolgi al cibo? Se la risposta è affermativa, purtroppo, in questo modo, rischi di perdere il controllo.

Che fare, dunque? Sembra paradossale, ma, per regolare le emozioni, è meglio assumere l’atteggiamento opposto, ovvero non sopprimerle, con l’ intento di farne esperienza, senza provare a modificarle, evitarle o “guarirle”.

L’assunto di base è che le emozioni sono eventi naturali e la funzione psicologica del cibo è spesso sottovalutata o addirittura ignorata, ma essa è una delle principali ragioni per le quali i risultati non arrivano o non si stabilizzano. E, di per sé, la dieta ci priva di un mezzo di controllo delle emozioni.

Molti soggetti in sovrappeso, o obesi, hanno una vera e propria dipendenza dal cibo (food addiction), paragonabile a quella da fumo, gioco d’azzardo o alcool.

Le analogie tra questi gruppi di soggetti sarebbero riscontrabili sia a livello comportamentale (uso della “sostanza” per sedare emozioni negative, meccanismi di ricompensa, spinta all’assunzione di cibo, elevata sensibilità verso stimoli che scatenano la ricerca di sostanze o cibo) sia a livello delle strutture cerebrali implicate.

In questi processi, è coinvolto in particolare l’ipotalamo, una regione molto complessa del cervello, vero e proprio centro di comando nella regolazione dell’assunzione di cibo. Diversi studi effettuati con la risonanza magnetica hanno evidenziato nelle persone obese un rilascio maggiore di dopamina (neurotrasmettitore legato al senso di soddisfazione e appagamento personale) in risposta a immagini di cibo palatabile, rispetto ai soggetti normopeso. La dipendenza però non scatterebbe davanti a cibi sani, come frutta e verdura, ma davanti al cosiddetto cibo-spazzatura.

Nei casi più gravi si può arrivare a sviluppare un disturbo, definito “binge eating disorder” (BED), ovvero “disturbo da alimentazione incontrollata”, che si manifesta quando si assume un’elevata quantità di cibo e, insieme, si sperimenta un senso di perdita di controllo sull’atto del mangiare.

Come fare ad uscire da questa spirale di tentazioni, resistere al richiamo del cibo-spazzatura e dimagrire in modo duraturo? Innanzitutto facciamo chiarezza su un punto fondamentale, ovvero su come riconoscere le differenze tra fame fisica e fame emozionale.

La fame fisica

La fame fisica arriva gradualmente e può essere posticipata. Non è specifica e può essere soddisfatta attraverso diversi tipi di alimenti. Non provoca senso di colpa. Una volta che la fame è stata soddisfatta ci si ferma. È basata sul mangiare come necessità ed è caratterizzata da scelte volontarie e da una consapevolezza nel mangiare.

La fame emotiva

La fame emotiva invece è improvvisa e urgente. È insistente e molto specifica: ad esempio si desidera solo la pizza, il gelato. Non si attenua nemmeno se ci sente sazi e ha ,come conseguenza, il senso di colpa.

In questi casi l’approccio deve essere multifattoriale. Può essere molto utile, anche in caso di “semplice” sovrappeso ma con alle spalle una storia di tentativi falliti di diete o dimagrimenti e recupero di peso ciclico, un supporto psicologico.

Attenzione: le diete possono essere davvero efficaci e diventare una buona abitudine di vita, ma ci vuole sempre un po’ di tempo per vedere i primi risultati, anche fino a sei mesi. Non si può pensare di cambiare il proprio stile alimentare da un giorno all’altro. Il primo consiglio è individuare il primo passo da compiere e poi proseguire “step by step” ovvero gradino dopo gradino.

La spesa

Questo passo può iniziare già al momento della spesa.
E’ importante andare al supermercato dopo aver già mangiato, così da non essere condizionati dalla fame nell’effettuare le scelte alimentari.
Importante, poi, è fare la lista della spesa, scrivendo le cose che si dovrebbero mangiare. In questo modo sarà più facile resistere al richiamo di cibi non previsti nella dieta.

Mangiare lentamente

Un altro suggerimento è mangiare lentamente. Provare a calcolare quanto tempo si impiega per mangiare, perché il senso di sazietà arriva al cervello dopo circa 20 minuti.

L’importanza della prima colazione

Fondamentale, poi, è non saltare mai la prima colazione. Partire con il piede giusto, da un lato aiuta le performance mentali (al lavoro o a scuola) e dall’altro permette di arrivare meno affamati all’ora di pranzo.

La prossima settimana proverò a motivarvi a fare seriamente la dieta.

Cibo spazzatura

Spazziamo via il cibo spazzatura.
Il problema più grande è la perdita del valore simbolico dei cibi.
Sono diventati commodities,
beni di consumo senza anima.
(Carlo Petrini)

Non mangiate nessuna cosa
che la vostra bisnonna
non avrebbe riconosciuto come cibo.
(Michael Pollan)

Viviamo in un mondo in cui la limonata
è costituita da aromi artificiali
e la cera per i mobili è costituita da limoni veri.
(Alfred E. Newman)

Sia nell’accordarmi sulle proposte dietetiche, sia nel divulgarle, ho adottato la politica di formulare le frasi in positivo per essere sicuro di comunicare efficacemente.

Questo è anche il leitmotiv di questo blog. In quest’articolo, però, farò un’eccezione e, anziché enfatizzare gli aspetti positivi degli alimenti, come da prassi, preferisco lanciare un allarme nei confronti di certe insidie alimentari.

L’argomento è proprio: CIBO SPAZZATURA

La locuzione “cibo spazzatura”, nella forma inglese “junk food” è stata coniata già nel 1951 da Michael Johann Jacobson.

Essa indica un cibo considerato non sano a causa del suo bassissimo valore nutrizionale e dell’elevato contenuto di grassi o zuccheri o additivi.

Si definisce “processato” il cibo destinato alla produzione di massa che, attraverso una lavorazione industriale, ha una lunga vita da scaffale (o da freezer o frigorifero) e che, proprio per questa ragione, contiene diversi additivi che lo mantengono emulsionato.

Ma cosa lo rende meno sano?

In merito, per Robert Lustig, pediatra dell’università della California a San Francisco ed esperto di obesità infantile, sono svariati i motivi per i quali i cibi processati sono alimenti meno salutari.

Solitamente il cibo spazzatura ha una elevata densità calorica, del tutto inappropriata al nostro attuale stile di vita, per lo più sedentario. Inoltre ha uno scarso valore nutrizionale in quanto: offre un basso apporto di vitamine e sali minerali e un mediocre rapporto tra omega 3 e omega 6, sbilanciato verso questi ultimi.

Ciò favorisce lo stress ossidativo, ovvero una sorta di infiammazione cronica delle cellule. Può contenere acidi grassi trans, coinvolti in modo negativo nella produzione di colesterolo cattivo (Ldl). Apporta un quantitativo ridotto di fibre. E’ pieno di additivi, per lo più conservanti ed emulsionanti. Spesso è eccessivamente salato. Contiene troppo fruttosio “industriale”.

In pratica: meglio non esagerare.

Diversi studi hanno dimostrato che, se esposto a dosi troppo elevate di cibo spazzatura, il nostro corpo reagirebbe come fosse di fronte a un’infezione batterica.

Tra l’altro pare che, quando l’organismo si abitua al cibo spazzatura, il solo ritorno a una dieta sana potrebbe non essere sufficiente per arrestare il processo infiammatorio. Studi su animali hanno testimoniato inoltre che, in animali già sensibilizzati, piccole quantità di junk food erano sufficienti a scatenare nuovamente la risposta immunitaria e i processi infiammatori, responsabili, tra l’altro, di malattie come il diabete di tipo II.

Ulteriori studi, ad onor del vero non completamente dettagliati, ipotizzano che l’assunzione di cibi ultra-processati sia correlata all’obesità, in quanto questi spingono a mangiare di più. Pare che ciò sia dovuto a meccanismi sensoriali, evocati dagli alimenti ultra-processati, che ci indurrebbero a mangiare con più foga.

Al contrario, chi si nutre di cibi non processati mostra bassi livelli di grelina, un ormone che stimola la fame e quantità elevate dell’ormone PYY, riduttore dell’appetito.

Inoltre un’alimentazione troppo ricca di cibi processati, grassi e zuccherati influisce sulla funzionalità dell’ippocampo, la parte del cervello coinvolta nella memoria e nella modulazione dell’appetito. Un gruppo di volontari sani e normopeso, sottoposti a una settimana di “dieta ” satura di cibo spazzatura, ha riportato difficoltà a ricordare e ad esercitare il controllo dello stimolo della fame.

Abbiamo detto che il cibo spazzatura contiene troppi zuccheri, grassi, sale, additivi ed è povero di vitamine. Una dieta in cui questi cibi abbiano la prevalenza, a scapito di cibi freschi, è stata collegata all’obesità e a un aumento di diabete, di pressione arteriosa e di colesterolo, tutti a loro volta fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

Ma aumentano anche il rischio di tumori?

Un team di istituzioni di ricerca di Francia e Brasile, pur tenendo conto di altri fattori di rischio conosciuti, tra cui l’età, la storia familiare, il fumo e la quantità di attività fisica, ha comunque riscontrato un aumento specifico del rischio di tumore attribuibile a questo tipo di alimentazione. Anche in questo caso però è opportuno sottolineare che si tratta di uno “studio osservazionale”, che non ravvisa un nesso preciso di tipo causa ed effetto tra un singolo tipo di cibo e il cancro.

Sarebbe scorretto quindi affermare che il consumo saltuario di cibi spazzatura incida significativamente sullo stato di salute delle persone. I danni sistemici che questi junk food apportano all’organismo sono piuttosto il frutto di un consumo abituale e non è quindi il caso di allarmarsi se, ad esempio, se ne limita il consumo ad una volta al mese.

Ma perché questo tipo di alimentazione ha successo?

Innanzitutto è da rilevare che questi cibi costano poco. Calcoli sia pur approssimativi evidenziano che in linea di massima il cibo spazzatura costa almeno la metà e nutre 1/10 rispetto al pasto mediterraneo. Però….fa ingrassare il doppio… Poi, è comodo e, al palato non allenato, risulta buono. Senza un’adeguata educazione alimentare è difficile intuire per quale motivo, anche nelle scuole, i ragazzi debbano preferire uno yogurt bianco o una porzione di frutta a certe bustine coloratissime e….

Riprendo poi un concetto a me particolarmente caro: non si può affidare l’educazione alimentare alla pubblicità o ad una etichettatura “virtuosa”. Per combattere l’obesità bisogna intervenire da subito, prevenendola già nei bambini. E occorre che ci sia un sodalizio inequivocabile tra istituzioni, scuola e genitori.

Nutrire dovrebbe ritornare ad essere l’atto di amore per antonomasia. A cominciare dall’allattamento materno…

A venerdì prossimo

Questione di etichetta

Solo in America la gente ordina un Big Mac,
maxi patatine fritte, pollo fritto,
gelato alla cioccolata e,
da bere, una Diet Coke.

“Per ogni problema complesso,
c’è sempre una soluzione semplice.
Che è sbagliata”.
George Bernard Shaw

bancarella dolciumi ingrosso varietà - Rigato Blog

Dal cassetto dei miei ricordi:

Non accadeva tutti i giorni. Solo due-tre volte alla settimana. Allo spalancarsi del portone, veniva investito da orde di bambini festanti che lo circondavano da tutte le parti assieme al suo negozio ambulante. Tante piccole mani si agitavano attorno al suo carretto, stringendo monete da 5 e 10 lire (un patrimonio per i bambini) che venivano scambiate con caramelle e gomme da masticare o lunghi nastri di liquirizia.

Le sue caramelle veneziane erano le mie preferite. Era un maestro nel confezionarle. Uscivo da S. Giovanni che già l’odore dolce impregnava l’aria del portico e quasi mi stordiva. Ti ci abituavi, però, in fretta e con piacere.

Lui era lì. Piccolo, esile, pochi capelli bianchi ed un sorriso per tutti. Parlava poco. La sua figura era inscindibile, nell’immaginario di noi bambini, da quella del suo carretto/fabbrica di dolcezze ambulante, con il piano in marmo e, sulla parte frontale, una fila di cubi in vetro che fungevano da vetrinette da esposizione. Su un lato del carretto c’era un’asta in metallo alta quasi due metri che verso la fine aveva una sorta di uncino, il suo arnese di lavoro.

Era raro che, uscendo da scuola, lo trovassi ancora impegnato nella produzione delle sue caramelle.

Ma, quando succedeva, mi sentivo fortunato e mi fermavo volentieri ad ammirare la sua abilità nel trattare quel pane di pasta di zucchero colorata di verde per il gusto menta, di rosa per il gusto di fragola, di marroncino per il gusto cioccolato o bianco con chicchi di caffè per il sapore di anice. Le sue piccole mani erano ferme nell’afferrare quella corda colorata che faceva volteggiare, quasi a frustare l’aria, per farla poi abilmente cadere sull’uncino dell’asta, calcolando la distanza al millimetro.

Il Golosino di Pisano Mattia - Pavia

Poi riafferrava i due capi che pendevano dall’uncino e, nuovamente, tirava ed attorcigliava. Uno strattone per liberare la matassa e ancora altri volteggi nell’aria. E, ancora, sull’uncino a tirare ed attorcigliare. Una, due, dieci volte fino a che la consistenza della pasta gli suggeriva di stendere l’impasto sul marmo per tagliarlo in pani che andavano di nuovo allungati, stavolta lavorando sul ripiano, in lunghe corde dello spessore di un dito pollice, per essere infine tagliati a grossi dadi.

Quindi si aspettava che tutti questi pezzi si raffreddassero per essere, in ultimo, impacchettati ed esposti. Preferivo le caramelle bianche, quelle a gusto anice col chicco di caffè, o quelle rosse alla fragola, ma, a ben ripensarci, erano tutte buone. Sui pacchetti non c’erano etichette. Ingredienti unici di un tempo che non sarà più, un tempo che regalava il gusto dell’attesa per i regali di Natale, dei compleanni o di occasioni da festeggiare, del vestito buono della domenica o delle scarpe che si cambiavano solo quando non era più possibile ripararle.

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Oggi, così tanto tempo dopo, credo sia meglio sapere ciò che si mette in bocca. Il consumo di alimenti freschi, dotati di effettive valenze organolettiche e più validi sotto il profilo nutrizionale, è sempre da privilegiare. Tuttavia, i nuovi orari di lavoro estesi anche alle donne, il pendolarismo, le corse in palestra, il ritmo di vita moderno sempre più frenetico hanno, purtroppo, cambiato le nostre abitudini ed il momento del pasto è sempre meno definito.

Alibi? Pigrizia mentale? Credo che a volte basterebbe organizzarsi la sera prima perché uno spazio riservato alla preparazione del pasto e dedicato a sé stessi può davvero rilassare e non essere considerato una seccatura, rinunciando magari all’idea che questo compito sia esclusivamente di competenza femminile.

Etichette e dichiarazione nutrizionale: le FAQ della Commissione Ue

Dopo queste premesse, per far sì che la nostra alimentazione sia il meno sbagliata possibile, ritengo utile focalizzare l’attenzione sull’etichetta nutrizionale, vera carta d’identità di ogni prodotto conservato. In genere, più indicazioni si trovano sulle etichette alimentari, migliore sarà il giudizio nutrizionale su quel determinato prodotto.

Nella lista gli ingredienti sono sempre elencati in ordine quantitativo decrescente. L’argomento è vasto e non si può essere esaustivi. Mi riprometto, comunque, di riprendere ancora l’argomento. Segnalo inoltre che è fissato per il primo semestre 2022 il termine per l’introduzione dell’obbligo di etichettatura di origine a livello Ue.

Una prospettiva che risponde alla insistente richiesta di trasparenza da parte dei consumatori. Le nuove norme puntano a soddisfare le esigenze di una domanda sempre più informata. In questa maniera si porta sul mercato il valore aggiunto della tracciabilità.

Etichette alimentari. Cosa dicono? - Parentesi Bio - il Bio Blog e shop  online

In merito alle etichettature, il collega Roberto Volpe, medico ricercatore dell’Unità di prevenzione e protezione del Cnr, è intervenuto sull’argomento con un articolo sull’ES Journal of Nutritional Health,

Il professor Volpe sostiene che “lo Swedish Keyhole Label, lo Slovenian Protective Food Symbol, il Finnish Heart Symbol e il Croatian Healthy Living, ma anche il British Multiple Traffic Light), il NutriScore, il Nutrinform sono in generale, sistemi di etichettatura che presentano vantaggi e svantaggi, punti di forza e di debolezza”. “Sarebbe opportuno, afferma Roberto Volpe, poter contare su un nuovo algoritmo, univoco e validato scientificamente, di semplice interpretazione e comprensione anche per consumatori che non hanno un livello di istruzione tale da potersi districare tra le varie differenze nutrizionali”.

Sono in piena sintonia col professor Volpe e concordo che sarebbe importante fornire informazioni legate anche alle porzioni e alle unità di prodotto (ad es., un cracker, un biscotto, un hamburger, un cucchiaio d’olio) anziché a porzioni espresse in grammi di prodotto.

Come leggere le etichette nutrizionali | Francesca Fitness Freak

Sarebbe altresì auspicabile fornire ai consumatori informazioni sull’impatto ambientale del cibo che si sta acquistando, in termini di consumo di energia e di emissioni. Tutte queste azioni andrebbero sempre e comunque accompagnate da adeguate campagne educative volte a promuovere stili di vita più sani e a combattere le patologie legate all’alimentazione.

Di cosa si parlerà venerdì prossimo?

Ma quale dieta? La Promessa!

Come va la dieta?
Bene, sto evitando tutto ciò che fa ingrassare
Tipo?
La bilancia.

Oh Dio, se non puoi farmi dimagrire,
fai almeno che i miei amici ingrassino.
(Erma Bombeck)

Dieta frazionata, 6 pasti al giorno per perdere peso (e aumentare massa  muscolare) - greenMe

I buoni propositi, quando si parla di peso corporeo, non mancano mai.

La mia non vuole essere una critica sterile ma piuttosto un punto di partenza per una riflessione sulle nuove diete.

Diete che, in primis, puntino su un consumo sostenibile e rispettoso dell’ambiente e che ci permettano, complici le limitazioni, anche economiche, causate dal COVID, di riscoprire le nostre ricchezze abbandonate.

DIETA: nel lessico corrente il termine è inteso come sinonimo di regime alimentare, volto a una variazione del peso corporeo.

Quali sono le diete più diffuse?

Vi sono innanzitutto le diete ipocaloriche, quelle per cui la quantità di calorie assunte quotidianamente deve essere inferiore a quelle consumate. È però necessario, in questi casi, salvaguardarsi dai rischi per la salute attraverso un attento monitoraggio della ripartizione dei principali macronutrienti: carboidrati, grassi e proteine.

Già. Ma da dove partire? Provo a mettere la chiesa al centro del villaggio.

Prima di tutto è bene sapere se davvero sia necessario perdere qualche chilo o se il proprio peso, e le calorie che si assumono ogni giorno, siano, tutto sommato, in armonia con la propria statura e il proprio stile di vita.

BMI e Peso corporeo

Soprattutto in caso di obesità e sovrappeso, le scelte devono essere serie, bilanciate e progressive, senza inseguire risultati spettacolari. Conviene stare alla larga da certa pubblicità che fa credere che ci siano scorciatoie. Le persone seguendo questi suggerimenti perdono peso rapidamente (acqua e muscoli oltre al grasso), credendo di aver trovato la formula magica, ma non funziona così.

Non di rado mi sono sentito dire: “dottore con la sua dieta non perdevo peso, invece con la…. sono calato vertiginosamente!” A quel punto è veramente arduo per me comunicare e magari provare a spiegare che il dietologo non è solo un amico della bilancia.

Provo, ancora una volta, a spiegare perché io sia un “fanatico” della dieta mediterranea: è ampiamente dimostrato che l’aderenza alla piramide alimentare mediterranea è associata alla normalizzazione del microbiota intestinale e alla regolazione dei geni che controllano l’infiammazione.

Non è tutto. L’adesione a questa scelta ottimizza anche i parametri metabolici avendo, come conseguenza, un buon controllo della glicemia e della colesterolemia.

Purtroppo questo, a volte, si presenta come un percorso un po’ deprimente con il conseguente rischio che si perda entusiasmo nel perseguirlo e con l’aggravante di facilitare il gioco ai ciarlatani ….. un mondo all’incontrario, insomma.

Lo penso fermamente: tranne i casi severi di problematiche patologiche, per il resto le diete sono inutili, anzi, dannose. Esse sono una assurdità relativamente moderna. Per la maggior parte delle persone basterebbe alzarsi e camminare, amare il proprio lavoro, emozionarsi nel conquistare tutto con impegno e sudore.

La natura non fa il salto. L’essere umano ha imparato a mangiare millenni fa, ha sempre seguito la stagionalità. Invece, nell’ultimo secolo, dal punto di vista alimentare, mi pare che le persone (soprattutto occidentali, ma ora purtroppo non solo in Occidente) abbiano invertito questa tendenza.

Non si sa più mangiare, non si sa cucinare, non si sa fare la spesa, non si conosce nulla del cibo che si compra e si è imboccati dalle industrie. Si è sempre pronti a seguire le mode e le diete di turno, cambiandole di stagione in stagione…inutilmente. Privandosi di uno dei piaceri della vita: mangiare bene e magari in compagnia.

13 idee su Frutta e verdura di stagione | verdura, frutta, consigli  alimentari

Sarei contento se quanto scrivo aiutasse una riflessione sulle tematiche, complesse e poco note, legate al mondo delle diete. Le avete provate tutte ma, ogni volta, dopo aver perso qualche chilo, avete finito per cedere alle vecchie abitudini e tentazioni, riprendendo, con gli interessi (il cosiddetto effetto yo-yo), i chili persi?

Perché è così difficile dimagrire in modo sano e, soprattutto, non riprendere peso? È ancora, perché, a parte che per brevi periodi, proprio non riusciamo a fare a meno di alcuni cibi che, guarda caso, sono quelli che fanno ingrassare di più?

La risposta, ovviamente, è complessa. Oggi, però, si sa che un ruolo importante è giocato dal cervello e dal significato che viene dato al cibo, che non è solo fonte di energia per vivere ma è anche un elemento consolatorio. E’ un argomento, questo, che confido di riprendere, assieme ai suoi legami col cibo spazzatura…

Le diete spopolano in libreria. Sono onnipresenti nelle riviste. Vengono discusse nei salotti televisivi. Sono propagandate da personaggi alla moda e diffuse da influencer sui social media. Mi riferisco alle diete dimagranti, regimi spesso molto popolari. A volte richiedono l’acquisto di prodotti e kit costosi, sono molto rigide e difficili da seguire e talvolta sono inutili e dannose. Inoltre questo tipo di diete è difficilmente praticabile e il mantenimento del peso acquisito è quanto meno improbabile.

Diete contro diete alla moda

Per prima cosa, bisognerebbe capire se una dieta dimagrante è veramente necessaria. I media e i social impongono un modello di bellezza occidentale caratterizzato da un’estrema magrezza che spingono molti (soprattutto giovani donne e ragazze) a intraprendere diete dimagranti anche se non ne hanno alcun bisogno. Purtroppo, dietro questa visione del modo di apparire, possono emergere gravi disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia) su cui mi riprometto di tornare più avanti in modo dettagliato.

E’ risaputo come tutte le abitudini nutrizionali scorrette, a lungo termine, comportino rischi per la salute. Esistono diete per tutti i gusti e per tutte le tasche. Ma funzionano? Ci sono conferme scientifiche a riguardo?

Repetita seccant, repetita iuvant. Per dimagrire ci vuole pazienza ed equilibrio. La regola incontrovertibile è quella di non pretendere di dimagrire in fretta. Diffidiamo sempre di chi propone regimi alimentari che promettono un calo di peso veloce e magari senza sacrifici. Fidatevi: in generale, nelle diete “standard”, ci sono notevoli svantaggi. Innanzitutto tutti questi programmi hanno il difetto di non prevedere un’alimentazione personalizzata, creata su misura, a seconda del fabbisogno calorico, tenendo conto dell’attività svolta dal paziente, dell’età e delle condizioni di salute (ad esempio la dieta iperproteica non è assolutamente proponibile a chi soffre di problematiche renali e cardiocircolatorie).

DIETA MEDITERRANEA: UNA PIRAMIDE DI SALUTE | Lega Tumori LILT Genova

Spesso, insisto, si tratta di diete non semplici da capire e da seguire, diete che, oltre ad essere inutili, sono anche pericolose per la salute. Non è dimostrato che chi possiede varianti nei geni necessiti di una particolare dieta, così come non vanno bene neppure le diete nelle quali vengono esaltate proprietà particolari dei cibi che però non trovano alcun riscontro scientifico. Da scartare anche tutte le diete costose che prevedano l’assunzione di sostituti del pasto troppo spesso ricchi di ingredienti non salutari, di conservanti e additivi o di composti fitoterapici a marchio.

Ma sono da evitare anche le diete che escludano in maniera capziosa ed arbitraria alcuni alimenti: si rischia di incappare in carenze nutrizionali che sono spesso l’anticamera dell’effetto yo-yo. Un altro no da parte mia va alle diete nelle quali le porzioni e la frequenza di consumo siano completamente sbilanciate. Faccio un’eccezione e menziono una dieta che può essere annoverata tra gli argomenti già trattati: il digiuno e, nella fattispecie, il digiuno intermittente.

Come Dinner Cancelling: cos'é? Funziona davvero? | Altroconsumo

Mi riferisco alla dieta dinner cancelling: se ben strutturata da un professionista, questa modalità di consumo dei pasti può essere di aiuto a chi non riesce a praticare una dieta ipocalorica classica. Ben accette sono le diete che promuovono alimenti integrali e sconsigliano quelli contenenti carboidrati raffinati (bevande zuccherate, farine bianche…), che favoriscono il consumo di fibre e limitano i cibi raffinati e ricchi di grassi saturi o che non prevedano l’eliminazione di alcun macronutriente e invitino a mangiare moltissime verdure.

Provo a solleticarvi l’appetito per la lettura, rinviandovi alla prossima settimana a trattare di…..