Pianeta Donna V

“La bellezza di una donna aumenta con il passare degli anni.
La bellezza di una donna non risiede nell’estetica,
la vera bellezza di una donna è riflessa nella sua anima.
È la sua preoccupazione di donare con amore,
la passione che essa mostra.”

AUDREY HEPBURN

Completiamo il discorso delle malattie di genere più significative.

Il manifestarsi delle malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson etc) è in notevole crescita a livello mondiale, soprattutto a causa dell’aumento della aspettativa di vita della popolazione.

Alzheimer

Riguardo all’Alzheimer, il genere è un fattore di rischio notevole dato che il fattore genetico e l’assetto ormonale hanno un ruolo importante. Tra le condizioni che favoriscono il manifestarsi con maggiore frequenza dell’Alzheimer nelle donne c’è, poi, anche la compresenza di malattie croniche (diabete, obesità ed ipertensione).

Anche la menopausa precoce aumenta, del 46%, il rischio di manifestazione dell’Alzheimer. I dati ci suggeriscono che si tratti di una malattia più frequente nei soggetti di sesso maschile sia come prevalenza, sia come periodo ed età di insorgenza, tuttavia ciò che caratterizza i due sessi sono delle differenze cliniche e fenotipiche.

Parkinson

Venendo al Parkinson, questa patologia si presenta nella donna con un maggiore tremore, cadute più frequenti, maggiori disfunzioni gastrointestinali e maggiore percezione del dolore. Nell’uomo, invece, c’è uno spostamento verso l’instabilità e il declino cognitivo.

A determinare queste differenze è la presenza degli ormoni femminili; anche in questo caso una menopausa precoce aumenta il rischio di Parkinson (del 68%). mentre una maggiore esposizione agli estrogeni, sia naturali sia dovuti a terapie ormonali, riduce di molto il medesimo.

Infezioni

Anche le infezioni sessualmente trasmissibili per via orale (clamidia, gonorrea e Hpv) si manifestano più spesso nelle donne, e con modalità differenti rispetto agli uomini, a causa di possibili traumi meccanici che, durante l’atto sessuale, possono facilitare l’ingresso di microorganismi patogeni.

Le donne, quindi, a parità di patologie, possono presentare segni e sintomi diversi rispetto agli uomini. Ad esempio, nell’ambito della cardiopatia su base ischemica (infarto), ci sono evidenti differenze, nei due sessi, sia in termini di presentazione clinica sia in termini di prognosi della malattia. Nell’infarto del miocardio, la donna presenta un dolore atipico irradiato alle spalle, al dorso e al collo, mancanza di fiato, nausea persistente, sudori freddi, vomito, spossatezza, ansia e debolezza.

Obesità

Altro fattore di rischio importante, per le patologie cardiovascolari, è l’obesità. Anche se l’incidenza dell’obesità non vede una prevalenza di genere, essendo presente in ambedue i sessi in maniera sovrapponibile, possono essere riscontrate delle differenze significative, nei due generi, in merito alla distribuzione del tessuto adiposo corporeo ed in alcune altre caratteristiche peculiari.

I soggetti di sesso femminile hanno fisiologicamente un contenuto di grasso corporeo complessivamente superiore rispetto ai soggetti di sesso maschile. La distribuzione del tessuto adiposo corporeo differisce nei due sessi: i maschi tendono ad accumulare maggiori quantità di tessuto adiposo viscerale (addominale), fortemente correlato ad un aumentato rischio cardiovascolare; i soggetti di sesso femminile, prima della menopausa, accumulano invece maggiori quantità di tessuto adiposo a livello sottocutaneo.

Cancro del colon

A sua volta il cancro del colon, nella donna, si localizza più frequentemente nel colon ascendente, dà meno sintomi all’inizio e, successivamente, si manifesta con caratteri di urgenza.

Ad avvalersi della medicina genere-specifica sarebbero comunque entrambi i sessi. Alcune patologie, considerate classicamente femminili, presentano una discriminazione al contrario, ovvero non considerano l’uomo come soggetto terapeutico. Tra queste, l’osteoporosi, che colpisce prevalentemente le donne ma che è una minaccia anche per gli uomini, i quali, peraltro, hanno una scarsa consapevolezza dei rischi collegati a questa patologia.

Il Dolore

Sembra che, in generale, rispetto agli uomini, le donne abbiano una soglia più bassa e una minore tolleranza del dolore. Non solo: le donne denunciano livelli di dolore cronico più severi e attacchi più frequenti, e di maggiore durata, rispetto agli uomini. Inoltre, esse sono capaci di descrivere meglio la sensazione dolorosa, con parole più appropriate e riconoscendo le differenze tra i vari tipi di dolore. Tuttavia queste differenze sono state a lungo considerate ininfluenti da chi conduceva la ricerca sui meccanismi del dolore.

Per le donne esistono due spartiacque: la pubertà e la menopausa. Durante il periodo fertile le sindromi dolorose si presentano, nelle donne, con maggiore intensità e frequenza. Prima e dopo, invece, colpiscono le donne in misura paragonabile agli uomini. Queste modificazioni sono scarse o assenti negli uomini. Si tratta di un segno incontrovertibile del ruolo, fondamentale, degli ormoni gonadici nell’influenzare la comparsa del dolore cronico nella donna.

Ma le differenze di genere nella percezione e nella risposta al dolore sono da ascriversi alla sola azione degli ormoni?

Sembrerebbe che un altro fattore di particolare interesse sia legato alle interazioni sociali. Si è dimostrato, con animali da esperimento, come le femmine abbiano comportamenti di “attenzione” verso altri soggetti sofferenti presenti nella loro gabbia, mentre i maschi non sembrano avere lo stesso livello di coinvolgimento. La vicinanza dei soggetti femminili ai loro simili in sofferenza ha un effetto analgesico in questi ultimi, cioè diminuisce il loro livello di dolore. Questo suggerirebbe che la reazione al dolore sia, anch’essa, una questione di genere che va al di là delle differenze sessuali e che affonderebbe le sue radici anche a livello culturale.

Potrei riportare altri esempi di differenze di genere, ma credo che siano sufficienti quelli già citati per indicare l’importanza di una medicina più “sartoriale”.

Dalla prossima settimana riprendiamo la collocazione degli articoli nell’alveo originale del blog.

Pianeta Donna IV

L’affermazione di Ruskin, che le donne sono migliori degli uomini,
è un fatuo complimento che deve provocare in loro un amaro sorriso,
giacché non si dà altra situazione nella società
nella quale si accetti che il migliore
debba essere soggetto al peggiore.
Rita Levi Montalcini

Differenze di genere e patologie.

La cura medica sarà ineccepibile quando nella ricerca non si considererà soltanto la norma, cioè l’uomo. Infatti, oltre alle inequivocabili differenze anatomiche, le differenze di “genere” hanno un peso non indifferente e, tra queste, sono da annoverare anche le attitudini, i valori, i comportamenti e l’ambiente sociale.

Quindi, se un farmaco non è specificamente testato sulle donne, non si potrà mai conoscere, se non a posteriori, ovvero nel periodo successivo alla sua commercializzazione, la sua reale efficacia e sicurezza.

Anche oggi, molte delle linee guida sono impostate su studi condotti prevalentemente su maschi adulti e questo, ovviamente, determina una minore appropriatezza della cura nelle donne rispetto agli uomini, con un rischio reale che queste ricevano terapie inadeguate.

A parziale giustificazione di questa “discriminazione” concorre più di un fattore: da quelli di tipo etico, suggeriti dalla preoccupazione di esporre a rischi di tossicità donne potenzialmente fertili, procurando danni ai tessuti fetali, a quelli collegati alla difficoltà di arruolamento e mantenimento delle donne negli studi clinici.

Si tratta di una difficoltà causata dalle continue variazioni dei parametri fisiologici della donna, dovuti, anche, alle fluttuazioni ormonali la cui ciclica complessità mal si adatterebbe ai modelli standard tradizionali degli studi sperimentali (la cosiddetta “variabilità femminile” è una chiara espressione della complessità della realtà clinica). Infine bisogna considerare la resistenza delle donne a partecipare a studi clinici, probabilmente dovuta anche alle difficoltà connesse al ruolo della donna nella società.

Disuguaglianze di genere sono tuttora presenti in svariati ambiti clinici e sono tanto più concrete quanto più è ridotto il livello di benessere sociale. È ampiamente dimostrato, infatti, che un disagio socioeconomico riduce la probabilità di sottoporsi ai controlli necessari e che il genere femminile ha meno accesso ai servizi sanitari rispetto a quello maschile.

Ad onor del vero, anche gli uomini possono essere svantaggiati in termini di salute, riguardo al loro genere. Ad esempio, in merito alla salute emotiva, è rilevante l’esempio della depressione, spesso causa di ideazione e comportamenti suicidari.

Il numero dei suicidi, nella maggior parte dei Paesi occidentali, compresa l’Italia, è maggiore tra gli uomini, probabilmente a causa di una più ridotta diagnosi di depressione nel campo maschile.

Le donne sono le maggiori consumatrici di farmaci. La loro più lunga aspettativa di vita si traduce in un maggior numero di donne tra la popolazione anziana, motivo questo per cui le donne si ammalano di più. Di conseguenza toccano loro anni di vita di minore benessere fisico, laddove gli uomini “guadagnano” anni di vita in salute.

Ulteriori fattori che determinano questo aumento nel consumo dei farmaci tra le donne sono imputabili alla maggiore prevalenza, tra di esse, di sintomatologie dolorose (emicrania, dolori muscoloscheletrici) e al fatto che le donne sono mediamente più povere (è ben nota la relazione inversa tra povertà e salute).

Inoltre. i profondi mutamenti del ruolo sociale della donna hanno fatto sì che essa abbia acquisito comportamenti “non sani”, come, ad esempio, l’abitudine al bere e al fumare. Nella donna, infine, è presente la tendenza a medicalizzare gli eventi fisiologici della vita (mestruazioni, gravidanza, menopausa) con un maggior ricorso al medico rispetto all’uomo.

La maggiore prevalenza d’uso dei farmaci nella popolazione femminile si traduce in un maggior rischio di sviluppare effetti avversi, anche in virtù di una maggiore sensibilità femminile ad essi. Ciò è dovuto anche al fatto che si possono riscontrare differenze sostanziali, tra uomo e donna, nella metabolizzazione dei farmaci.

È per questa serie di ragioni che il danno epatico da farmaci, patologia spesso presente, risulta in tutto il mondo più frequente nelle donne, specialmente in età giovanile. Anche nella malattia epatica da alcol emergono differenze tra uomini e donne. La maggiore suscettibilità della donna è dovuta ad una sua minore capacità di metabolizzazione dell’alcol, che diminuisce ulteriormente con l’aumentare dell’età e in relazione alla quantità di alcol assunto.

Nell’ ambito delle patologie, la donna è più esposta ai problemi di autoimmunità. Non si hanno in merito risposte definitive, si presume che l’iperattività dell’apparato immunitario femminile si correli all’atavica necessità , per le donne , di potenziare i meccanismi immunitari per proteggersi dalle infezioni collegate al parto. In pratica, l’evoluzione ha selezionato donne dotate di un sistema immunitario tenace per poter debellare efficacemente i microrganismi patogeni presenti, soprattutto, nella fase post-partum.

In questo senso, un ruolo preminente nella regolazione del sistema immunitario è espletato dagli estrogeni, che sono in grado di stimolare efficacemente la risposta contro i virus. Il testosterone, invece, esercita un potere antinfiammatorio che tende a rallentare le risposte difensive.

Un ruolo significativo spetta al cromosoma X, che ospita numerosi tratti del codice genetico deputati al controllo dei meccanismi di difesa dell’organismo. La presenza di un unico cromosoma X nel sesso maschile sembra essere una concausa delle immunodeficienze, molto più presenti, appunto, tra i maschi.

A voler semplificare, l’organismo femminile “accende” il sistema immunitario. Quello maschile lo sopprime.

La prossima settimana riporterò ulteriori esempi di differenze nell’ambito dei due generi per poi tornare a problematiche più consone al blog, ovvero di impronta nutrizionale.

Pianeta Donna III

“Fra uomini esiste, per natura, soltanto indifferenza;
ma fra donne, già per natura, vi è inimicizia.”
Arthur Schopenhauer 

Nel riprendere concetti espressi nel precedente articolo, una precisazione doverosa: provare ad argomentare sulle differenze non significa di per sé esaltare disuguaglianze o discriminazioni. Anzi, queste, innate o acquisite che siano, purché complementari, sono utili alla stabilità dei gruppi sociali.

Fuori dagli stereotipi, si può mediamente affermare che le priorità dei due sessi sono differenti.

L’uomo dà priorità al lavoro, agli obiettivi, all’affermazione personale. I risultati concreti sono per lui molto importanti in quanto rappresentano un modo per dimostrare le sue capacità e poter quindi stare bene con sé stesso.

La donna, invece, dà la priorità alle relazioni. Nel mondo femminile i rapporti con gli altri assumono un valore centrale perché nello scambio empatico la donna si sente realizzata. Pertanto un insuccesso sul lavoro è più doloroso per l’uomo che per la donna, mentre nel caso di un insuccesso in famiglia, per esempio con i figli, accade il contrario.

Del resto lo si dice da sempre: l’uomo vive con la testa e la donna con il cuore. A voler semplificare, gli uomini tengono al potere, cercano la concretezza, l’efficienza, i risultati. Proprio per questo si sentono realizzati con il successo sociale e questo è per loro un modo di dimostrare capacità e valore. Le donne danno importanza soprattutto ai rapporti interpersonali, alla comunicazione, agli affetti ed è proprio quando vengono appagate su questo piano che si sentono più realizzate.

L’uomo, di fronte a situazioni di grande tensione, tende a chiudersi e a rifugiarsi in una sorta di caverna in cui, con calma e in solitudine, cerca di sviscerare uno ad uno i problemi. Ha difficoltà a parlarne.

La donna, in condizioni di stress, al contrario dell’uomo, trova sollievo parlandone. Rispetto all’uomo, poi, non guarda al singolo problema ma a tutto un insieme di cose ricollegabili ad esso. Il parlarne le permette di attenuare la tensione e di sentirsi meno sopraffatta dalle circostanze.

Come esseri umani, ci siamo evoluti in modo da garantire la nostra sopravvivenza e quella del nostro patrimonio genetico attraverso la riproduzione; pertanto, anche se gli uomini e le donne di oggi vivono in condizioni molto diverse da quelle dell’uomo delle caverne, certe spinte evolutive sono rimaste.

Mediamente, gli uomini vengono attratti dalla bellezza e dalla giovane età della partner e questo perché una donna giovane è anche in grado di portare avanti più facilmente una gravidanza e di trasmettere dei buoni geni. Le donne, invece, sono meno sensibili alla bellezza fisica e lo sono di più all’intelligenza e allo status sociale del maschio, alle sue risorse economiche e alla sua disponibilità a creare un rapporto stabile. Questo perché, in origine, a differenza della situazione attuale nella quale molte donne possono provvedere materialmente alla prole anche da sole, la donna che sceglieva un partner in grado di garantire cibo e protezione a lei e alla prole aveva più probabilità di crescere i figli e garantire la continuazione della specie.

Tutto questo non è poi così lontano da quello che osserviamo anche nella società attuale: donne giovani in coppia con uomini maturi, non necessariamente aitanti, ma con ruoli di potere e ricchi, e uomini di mezza età con donne giovani e belle. Esistono ovviamente, anche se in maniera più sporadica, casi opposti.

Altra differenza molto curiosa tra cervello maschile e femminile: sia nell’uomo sia nella donna la frequenza dei rapporti sessuali garantisce una produzione massiccia di ossitocina (soprattutto nelle donne) e vasopressina (soprattutto negli uomini) che favoriscono il passaggio da un legame basato sull’attrazione e sul desiderio a un legame più propriamente affettivo.

Nell’uomo la maggiore produzione del neurormone vasopressina è responsabile del senso di possesso, della gelosia e della difesa del territorio. Esso spinge l’uomo a percepire la partner come un individuo di sua proprietà e a star male se questo possesso viene meno.

L’ossitocina, prodotta in maggiore quantità nel cervello femminile, responsabile delle contrazioni che inducono il parto ma anche conseguenza della stimolazione dei capezzoli durante l’allattamento, si associa alla sensazione di benessere, calore, al comportamento di cura e protezione, e a quella fiducia relazionale che caratterizza le donne molto più degli uomini.

Le donne percepiscono altresì un rischio maggiore in molti scenari, reali o ipotetici, rispetto agli uomini, anche perché affrontare il rischio è una prerogativa centrale del ruolo di genere maschile e non di quello femminile.

Un “ritratto” statistico Istat-Eurostat evidenzia che gli uomini “si percepiscono” meglio delle donne.

Questa sensazione è influenzata da un insieme piuttosto complesso di fattori, tra cui quelli ambientali e socioeconomici. Con l’avanzare dell’età, diminuisce la percezione dell’essere in buona salute e questo accade sia per le donne sia per gli uomini. Le principali cause di morte, quali tumori, malattie cardiocircolatorie (per esempio l’infarto) e malattie cerebrovascolari (ad esempio l’ictus), sono della stessa gravità nei due sessi, ma a morire sono, in media, più gli uomini che le donne. Di conseguenza queste vivono statisticamente più a lungo.

Le tappe importanti della vita.

La vita si snoda attraverso numerose tappe: inizio della scuola, scoperta del mondo degli adulti, entrata nel mondo del lavoro e abbandono della casa dei genitori, matrimonio, nascita dei figli, pensione.

Differenze tra le donne e gli uomini: in tutti gli Stati membri della UE, le donne lasciano la casa dei genitori e si sposano, prima degli uomini. Tra i single che hanno 65 anni o più: la percentuale di donne anziane che vivono da sole è doppia rispetto a quella degli uomini.

In ambito lavorativo, se è vero che un terzo dei manager nella UE sono donne, è altrettanto vero che gli uomini occupano generalmente posizioni più elevate delle donne e le stesse guadagnano in media il 16% in meno. Sempre nel percorso lavorativo, più sono i figli maggiore è il divario tra i tassi d’occupazione femminile e maschile.

Un aspetto importante della conciliazione fra gli impegni di lavoro e la famiglia è il lavoro part-time: quasi un terzo delle donne occupate lavora part-time.

La lettura dei libri è più diffusa tra le donne, come anche le attività sociali e le abitudini culturali, quali, ad esempio, andare ai concerti.

E’ invece scontato che la partecipazione ad eventi sportivi risulti più comune tra gli uomini.

Le donne, inoltre, utilizzano di più i social network mentre gli uomini leggono di più le notizie.

Sempre nella Ue, la percentuale di uomini che fa uso di alcol e fuma è maggiore rispetto a quella delle donne.

Abitudini alimentari e pratica sportiva.

Al contrario di quanto accade per il consumo di alcol e di sigarette, il consumo regolare di frutta e verdura è considerato un elemento importante per una dieta sana e bilanciata e, a riguardo, prevalgono le donne.

Le donne, poi, conducono mediamente una discreta attività fisica facendo sport con maggiore regolarità rispetto agli uomini. Questi ultimi fattori hanno anche un impatto sul peso. Nell’Ue, oltre il 57% degli uomini è considerato in sovrappeso (con un indice di massa corporea pari a 25 o più), rispetto al 44% delle donne.

La prossima settimana cercheremo di capire perché gli studi medici siano ancora troppo androcentrici.

PIANETA DONNA II

“La donna è stata bloccata per secoli.
Quando ha accesso alla cultura è come un’affamata.
E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo.”
Rita Levi Montalcini

Riprendo il discorso della settimana scorsa sul “Pianeta Donna”.

Universo femminile e universo maschile sono veramente due modi differenti di pensare, di relazionarsi, di vedere il mondo e di vivere le emozioni?

Oggi mi pongo, e vi pongo, dei quesiti aperti che mi lasciano comunque delle perplessità. Per affrontare questi temi ho preso in esame diverse ricerche sotto il profilo anatomico, fisiologico e psico-comportamentale.

Ci sono differenze tra uomini e donne o sono solo stereotipi di genere? Si tratta solo di diversità a livello psicologico?

Mi sforzerò di non proporre considerazioni scontate o luoghi comuni. Alcune differenze, evidenziate dalle più accreditate ricerche, sono comunque, spesso, in contrasto tra loro nell’evidenziare la matrice delle stesse.

Insomma sono tuttora presenti, e anche piuttosto vivaci, discussioni tra le posizioni biologiste (ad esempio le differenze ormonali o quelle correlate alle differenziazioni anatomiche) e quelle che danno maggior peso ai condizionamenti ambientali e culturali.

Penso che, allo stato attuale, le considerazioni basate sulle differenze anatomo-fisiologiche appaiano, alla luce dei cambiamenti sociali degli ultimi decenni, sempre più deboli.

Tanto per fare un esempio, “il mammo”, ovvero il papà che svolge funzioni tradizionalmente femminili nell’attività domestica è una figura sempre più frequente e accettata nella nostra società. Questo a confermare che qualunque individuo potrebbe assumere significativi tratti comportamentali dalla figura genitoriale dell’altro sesso senza per questo arrivare a interpretarli in modo troppo diverso. Questo evidenzierebbe quanto gli stereotipi culturali possano ingannare nella percezione delle differenti capacità e nell’intercambiabilità dei ruoli nei due sessi.

Quello che sembra emergere come statisticamente significativo (pur non unanimemente riconosciuto) e non influenzato da aspetti educativi e ambientali, è la superiorità, da parte della donna, nella capacità linguistico-verbale e nella comunicazione non verbale di impronta emotiva; così come anche una maggiore predisposizione alle relazioni affettivo-empatiche e una più accentuata attitudine alla motilità rapida e a quella fine.

Gli uomini, per contro, possederebbero una maggiore propensione all’aggressività fisica e a una maggiore intraprendenza e temerarietà. Sembra, inoltre, che queste peculiarità siano più palesi nel periodo adolescenziale e che tendano poi ad affievolirsi col passare degli anni.

A suffragare questo dato è stato preso in considerazione sia il diverso corredo ormonale (pare che il testosterone correli all’aggressività ma anche alle abilità visivo-spaziali), sia riflessioni di tipo filogenetico e biologico-sociali.

Si tira quindi in ballo la selezione naturale e le migliaia di anni trascorsi come causa dell’affinamento di quei meccanismi che hanno consentito, agli uomini, di praticare con successo la caccia e, alle donne, le gravidanze con i successivi allattamenti e la cura della prole.

E’ intuitivo che le abilità necessarie alla sopravvivenza della specie dovessero prevedere dei distinguo. Pertanto la donna doveva, ad esempio, affinare il linguaggio verbale, le capacità empatiche e le manualità fini, per la cura dei figli e nel contempo potenziare l’ambito della sua sfera affettiva rivolto all’altro sesso, in quanto, soprattutto in tempi lontani, la sua particolare vulnerabilità nella fase gravidica e di puerperio necessitava di una maggiore protezione da parte del maschio. Per gli uomini, invece, l’aggressività fisica o l’orientamento nello spazio erano, ad esempio, funzionali alla caccia.

Molti alti tratti differenziali psico-comportamentali, attribuiti a ciascun sesso, sono stati ridimensionati e considerati “luoghi comuni”. Ad esempio, non risulterebbe vero che le donne siano meno portate per le materie tecnico-meccaniche o per la matematica. Del resto un tempo si sosteneva la stessa cosa, riguardo alle donne, anche per la medicina e la chirurgia e si trattava di considerazioni frutto, unicamente, di discriminazione sociale.

Non è trascurabile nemmeno il cosiddetto effetto “performativo” degli stereotipi, ovvero la circostanza che, laddove docenti e genitori si attendano certe prestazioni dalle donne e certe altre dagli uomini, si verifichi, anche a parità di premesse, il classico fenomeno della profezia che si auto avvera. Altre domande: è vero che le donne fanno tante cose contemporaneamente e gli uomini no?

Gli uomini sono più veloci nelle azioni istantanee?

Una ricerca molto significativa, anche per la vastità del campione preso in considerazione, svolta da ricercatori dell’Università della Pennsylvania, ha analizzato attraverso la risonanza magnetica il cervello di giovani donne e uomini dagli 8 ai 22 anni di età scoprendo che il vecchio stereotipo secondo cui il cervello femminile lavora in modo diverso da quello maschile non è poi così falso.

Dai risultati emergerebbe che le donne mostrano più connessioni tra emisfero destro (deputato maggiormente al pensiero intuitivo) e sinistro (atto alle elaborazioni logiche), mentre, in media, negli uomini, sarebbero più sviluppati i collegamenti interni a ciascun emisfero (soprattutto nel cervelletto, responsabile delle funzioni motorie).

Il cervello maschile, così strutturato, è facilitato nella connettività tra percezione e azione coordinata, mentre le donne sono più predisposte ad avere maggiore memoria e una migliore capacità di cognizione sociale. Pare che questa diversificazione inizi con la pubertà.

Come già ribadito il filone è vasto. La prossima settimana si prosegue con ulteriori distinguo anche a carattere sociale, per poi passare a svolgere temi più pertinenti al blog, ovvero differenze di genere in medicina e in certe patologie, in alimentazione (con riferimento a disturbi del comportamento alimentare, menopausa in tutte le sue sfaccettature, anemia e carenza di ferro, in diete anche di precisione calibrate e personalizzate sul genere).