Non la solita minestra

Se uno stolto sta in compagnia di un saggio,
non per questo arriverà a conoscere la Via,
così come un cucchiaio immerso nella minestra
non arriverà a conoscere il sapore della minestra.
Siddhārtha Gautama Buddha, Dhammapada (Versi della Legge), V sec. a.e.c.

Le donne, come la minestra, non bisogna lasciarle raffreddare.
Jean Anouilh, Ornifle o la corrente d’aria, 1955

Non ancora tempo di maglioni a collo alto. Le polo colorate però erano ormai fuori luogo. La stagione di mezzo da un lato rabbuiava l’umore incrementando la melatonina e reprimendo la serotonina e dall’altro stimolava il risveglio dei dolori artrosici (ben vengano le terapie termali soprattutto in questo periodo).

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Questo, ovviamente, nei soggetti diversamente giovani e, soprattutto, in certe giornate di forte umidità.

Giornate tristi che in città scorrevano tra gente che aveva perso il gusto del sorriso e si agitava in chissà quali faccende affaccendata alzando, di tanto in tanto, gli occhi al cielo nel vano ricordo di un raggio di sole.

Era ormai la stagione delle foglie arancio-marrone, dei ricci nel castagneto che presto ci avrebbero regalato serate davanti al caminetto e passeggiate nella bruma delle colline circostanti. Alla ricerca dei funghi, tutti porcini, per noi ignoranti, da far obbligatoriamente controllare presso i centri utilizzati.

Di nuovo il tempo dei rimpianti. Di buon mattino, si abbandonava il caldo abbraccio delle lenzuola e, più tardi, sfrenate corse verso l’uscita da scuola al suono della campanella dell’ultima ora.

Improvvisi acquazzoni ci costringevano a cercare un riparo di fortuna perché non si era ancora ripresa l’abitudine di portarsi dietro l’ombrello quando si usciva.

E la sera! Arrivava troppo presto e la tristezza ci assaliva ancora più forte quando tra i maglioncini di lana o le camicie Oxford pesanti tiravi fuori per sbaglio, poiché la mamma non l’aveva ancora riposta con la “roba estiva”, la polo estiva preferita.

Ma a consolarci, dalla cucina della “mamma”, esaltata dai critici gastronomici di famiglia per l’impareggiabile arte di ingolosire, arrivavano i caldi profumi dei prodotti che la terra regalava.

Ti facevano rendere conto che la vita è fatta di momenti lieti e tristi, che è un dono il cui senso è nelle cose semplici, come il ritrovarsi di sera, a tavola con tutta la famiglia, davanti ad un fumante piatto di ceci o fagioli o lenticchie.

Con la loro semplicità, assieme ad un filo di olio di oliva ed a un buon pane bruno ai semi di finocchietto schiacciati sotto i denti, ti riconciliavano con l’universo. Ti convincevi che stare a casa con i tuoi cari, era il fulcro, il nucleo del tuo essere, di ciò che ti avrebbe rappresentato per sempre. Il resto? Cornice.

Autunno oggi. Stagione mite. Alberi spogli. Cielo grigiastro. Erba ricoperta di rugiada. Marciapiedi coperti di foglie dall’impalpabile fruscio. Goccioline di pioggia, come lacrime, colano sul vetro della finestra.

Giornate che si accorciano. Temperatura che cala inesorabilmente. Il sole, timido, raramente fa capolino fra le nuvole. Malinconia languida.

Per fortuna però c’è la tavola d’autunno e i suoi sapori fatti di ingredienti sani. Un tripudio di pozioni magiche contro le malinconie delle mezze stagioni, coccole nutrizionali dai sapori caldi che mitigano i primi freddi autunnali.

Trionfo dei sensi. Il palato è avvolto in un dolce e caldo abbraccio, l’olfatto ne è deliziato e anche gli occhi godono della originalità cromatica dei piatti. Ricette fantastiche e sempre diverse, basate su cibi semplici e genuini.

Il minestrone autunnale non è proprio la solita zuppa, ma un piatto caldo, genuino e appagante, declinabile in infinite varianti. Un moderno “comfort food”, alternativa nutrizionale più corretta rispetto ai cibi ”consolazione”, tipo il barattolo di cioccolata.

Certo, non soffritti elaborati e pasticciati ma ciotole fumanti di liquide creme di verdure ed ortaggi.

In primis, a rendere più complesso e sostanzioso il piatto, i legumi, di cui parlerò approfonditamente nel prossimo articolo. Oltre ai legumi, altri protagonisti autunnali e ingredienti costanti delle zuppe: funghi, zucche, porri, carciofi, cavolfiori, tutti cibi apportatori di minerali e vitamine.

Per la limitata varietà di prodotti freschi a disposizione e perché le insalate non sarebbero adatte a lenire la malinconia della mezza stagione, si ricercano cibi caldi.

Le minestre sono valide alleate anche per chi decide di mettersi a dieta. In questo periodo è più facile trovare la motivazione a seguire una dieta sana e ben impostata per perdere lentamente i chili di troppo dato che si dispone di un tempo sufficiente per arrivare in forma alla prossima estate.

Certo, le zuppe e le minestre contribuiscono ad educare a mangiare in maniera corretta, ma una “dieta” autunnale non può prescindere dagli apporti generosi di Madre Terra quali la frutta e la verdura di stagione: broccoli, zucche, verze, porri, spinaci, cavoli, melograni, cachi, castagne, mele, kiwi.
E, a chi può e a chi piace, può scaldare i sensi e il cuore , ai pasti , anche un bicchiere di vino rosso.

Insomma, che aspetti? Stimola la tua fantasia e aggiungi, durante la cottura, erbe aromatiche, spezie e, alla fine, olio evo per rendere il minestrone idratante, saziante, drenante, disintossicante e un vero e proprio booster di fibre, vitamine e minerali.

Per completezza di informazione è corretto ribadire che le vitamine termolabili, quali la vitamina C, vengono perse con la cottura. Ma questo non succede con il betacarotene, precursore della vitamina A, molto più disponibile nell’alimento cotto rispetto a quello crudo. Lo stesso dicasi per il licopene, presente nel pomodoro. E l’assorbimento delle vitamine liposolubili viene decisamente favorito dall’aggiunta di un cucchiaino di olio di oliva.

La prossima settimana cercherò di “darmi delle arie”….parlerò di legumi.

SAD (disturbo affettivo stagionale)

In realtà il nostro inconscio
è sì “una foresta di simboli” (Baudelaire),
ma incentrata sulla materia vivente,
che fa parte di “quella sostanza unica”
che informa tutto il cosmo, uomo compreso.
Anche il cielo, la pioggia, le nuvole,
il caldo, il freddo, sono modi di essere,
stati, forme, corpi del cosmo
e in questo senso “metafore” del vivente,
proprio come gli organi del nostro corpo.
Per dire che non vi è differenza,
ma profonda analogia
tra il tempo esterno e il tempo interno.
Raffaele Morelli,
(Alle radici della felicità, 2004)

In autunno le giornate sono più corte. La sera è bello rifugiarsi a casa.

Da piccolo, ricordo, amavo, in questo periodo, starmene appoggiato al vetro della finestra ad ascoltare il tintinnio delle gocce di pioggia.

Qualche volta provavo a contarle una ad una. E poi le seguivo prima piccole e trasparenti, poi allungate sul cristallo a formare righe infinite.

In autunno la mamma cucinava di più e sceglieva pietanze più sostanziose, perché, diceva, anche il nostro stomaco si deve coprire, e poi dobbiamo crescere e studiare.

Così trovavamo, apparecchiate sulla tavola, zuppe caldissime e stuzzicanti e arrosti, e verdure calde e torte di mele.

Ogni tanto ripensavo all’estate, alle gite spensierate sulla spiaggia, al caldo talvolta soffocante, alla luce prolungata del giorno, alle mattine trascorse a giocare in giardino, ma in fondo, anche a quei tempi, a me, l’autunno non dispiaceva.

Ero affascinato, ma lo sono ancora, dai colori di questa stagione e mi piaceva, come mi piace tuttora, l’odore un po’ ammuffito delle foglie morte al mattino.

Certo, pensandoci, l’autunno richiama pietanze più saporite, più ricche di sostanze, proprio per affrontare l’abbassamento della temperatura e la diminuzione delle ore di luce.

Ma se è vero che questa stagione richiede un cambio delle abitudini alimentari, anche per seguire, giustamente, quanto ci offre madre natura, è altrettanto vero che gli ambienti in cui viviamo tengono sempre più spesso i cambiamenti climatici fuori dalla porta.

Così ci troviamo a vivere estati al freddo del condizionatore degli ambienti di lavoro, e oggi anche di casa, e autunni o inverni al caldo soffocante dei termosifoni o dei riscaldamenti a pavimento.

E allora come dobbiamo contemperare il cambio di clima, vale a dire il freddo e la minore esposizione alla benefica luce del sole, con il nostro vivere quotidiano in ambienti sempre più asettici e, passatemi il neologismo, destagionalizzati?

Ogni tanto oggi, diversamente adolescente, cerco assiduamente il tiepido sole che riscalda. Ancor più bello è riuscire a fissarlo per qualche secondo, senza che esso ti accechi come a luglio…quando ti obbliga a socchiudere gli occhi se esponi alla sua luce il viso per sentire il calore rigenerante che emana. … Però poi queste folate, questi alberi che si scrollano di dosso tutte le foglie morte… E poi, la sera…. !

Che soffra pure io di una latente SAD?

Il disturbo affettivo stagionale è una forma di depressione nota anche come depressione stagionale o depressione invernale. Gli inglesi la chiamano SAD (acronimo per Seasonal Affective Disorder). Si tratta per lo più di una fastidiosa sensazione di stanchezza, di mancanza di concentrazione e, a volte, perfino di un indescrivibile malessere. Sembra quasi che il nostro equilibrio psicofisico venga compromesso dal cambio di stagione.

Come altrove brillantemente spiegato dal professore Pierluigi Rossi, la causa è ascrivibile ad un metabolismo alterato della serotonina. Essa, nota anche come “ormone del buonumore”, è un precursore della melatonina ed è un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello e in altri tessuti, a partire da un amminoacido essenziale, il triptofano (contenuto nelle proteine vegetali e animali). La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche (affronterò l’argomento più in là, spiegando dettagliatamente la correlazione tra la serotonina ed il comportamento alimentare, la sindrome premestruale, la motilità e le secrezioni intestinali, la regolazione del comportamento sessuale, del sonno…..etc).

Tra le cause di alterato metabolismo della serotonina vi è un maggiore suo consumo per produrre melatonina (a causa del ridotto stimolo della luce solare durante l’autunno e l’ inverno) e una minore sua produzione, ottenuta dall’aminoacido triptofano.

Vitamina D e non solo serotonina.

Oltre ad avere un ruolo fondamentale per le ossa e il sistema immunitario, la vitamina D aiuta il benessere psicologico e aiuta a dormire meglio. È un ormone steroideo sintetizzato principalmente nel corpo, sulla pelle, attraverso l’esposizione ai raggi ultravioletti B (UVB), ma si assume anche per via orale attraverso cibo e/o integratori.

Purtroppo, specie in questo periodo della stagione, trascorriamo in media il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi, senza una adeguata esposizione al sole e con la conseguenza inevitabile di esporci a una possibile carenza di vitamina D (25-idrossivitamina D< 30 ng / ml).

Oltre all’aumento del tempo trascorso in casa, l’indossare abiti che coprono la maggior parte della superficie della pelle contribuisce ad aver bassi livelli di vitamina. Cercare di non avere carenza di vitamina D è ancora più importante in questo periodo visto che essa aiuta anche il sistema immunitario. E di certo una adeguata dose di vitamina D permette di fronteggiare meglio i virus, coronavirus compreso.

Cosa fare, orbene, contro la SAD e come farsi trovare preparati e in forza?.

Oltre allo scontato consiglio di fare passeggiate salutari all’aria aperta e scoprirsi appena il sole diventa più carezzevole, spostandoci in cucina, andiamo alla ricerca di rimedi deliziosi per sconfiggere il freddo e riscaldarci con gusto.

Come?

Anche con zuppe e minestre!

Ma ne parleremo più approfonditamente la prossima settimana (…)

Dieta fruttuosa autunnale

L’autunno è la stagione più dolce,
e quello che perdiamo in fiori lo guadagniamo in frutti.

Samuel Butler

Sarà pur vero, una rondine non fa primavera, tuttavia la loro assenza….

Non era il freddo o l’accorciarsi delle giornate a dirmi che il gioco stava finendo. Era il non sentirle più stridere nell’aria rarefatta dei silenziosi meriggi estivi, il non vederle più volteggiare leggiadre e veloci nell’azzurro del cielo, eleganti nella loro livrea nera a coda biforcuta.

Le rondini, da sempre annunciatrici della bella stagione, con la loro partenza erano foriere di un amaro messaggio: cominciava la stagione del buio. Loro tornavano nei paesi caldi. A volte mi succedeva di ammirarne i nidi abbandonati sotto i tetti delle masserie che, come case per le vacanze, erano in attesa di essere rivissute l’anno successivo quando le rondini sarebbero tornate a nidificare nello stesso posto.

Ed io, pensavo, ci sarò ad aspettarle per salutare con loro una nuova stagione di rinascita. Intanto il crepuscolo avanzava suggerendo, per la sera, di indossare una maglia in più per meglio affrontare quel velo di umidità araldo di ben altri disagi.

Cambiava il tempo e cambiavano i colori. Il banco del fruttivendolo era un indicatore veritiero di come stesse evolvendo la situazione. Non più i colori vivaci, allegri e appariscenti delle rosse ciliegie, dei gialli cocomeri o delle paffute e vellutate pesche ma quelli caldi e monocromatici come l’arancio ocra dei cachi o le mille tonalità del marrone delle castagne e via così.

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L’aria aveva perso il suo splendore, la sua vena dorata e qualche ruga grigia offuscava la sua lucentezza. Non più odori di bagnoschiuma o essenze di oli abbronzanti, ma effluvi di minestre cotte al vapore o di sughi di carne inondavano le narici.

La sera, poi, il desiderio di rientrare non aveva nulla che lo accomunasse alle ore tarde di poche settimane prima. Nelle piazze del centro gli alti fuochi di qualche temerario caldarrostaio erano quasi un pugno in faccia a chi ancora la notte sognava l’azzurro del mare ed il caldo del sole di ferragosto.

Un altro autunno ci attendeva ma a ben vedere ogni stagione donava qualcosa di bello per farsi amare. Tornando ai pensieri dietologici…fruttuosi…perché scegliere la frutta di stagione?

Fresca, colorata e succosa, la frutta di stagione non deve mai mancare nella nostra dieta.

Come più volte sottolineato, nutrirsi di ciò che la natura ci offre stagionalmente significa seguire un’alimentazione sana ed equilibrata, oltre che più gustosa.

I prodotti consumati nella loro stagione di maturazione hanno proprietà nutritive superiori ai prodotti coltivati fuori stagione in serra che spesso devono fare molta strada per raggiungerci.

Mangiare frutta di stagione significa anche scegliere prodotti naturali, che hanno bisogno di una quantità nettamente minore di pesticidi, e questo non solo per il benessere del nostro organismo ma anche per quello del nostro pianeta.

Ma i benefici si estendono anche al portafoglio: i prodotti di stagione non hanno bisogno di serre, non richiedono energia aggiuntiva per crescere e maturare, vivono all’aperto e sfruttano il calore del sole. Frutta: siamo nella stagione autunnale e quindi….si cambia.

Via fragole, ciliegie, melone, albicocche, pesche e spazio a fichi, uva, pere e fichi d’India, cachi, melograno e agrumi.

Cambiano le sensazioni del palato e anche i bilanci nutrizionali in quanto la frutta autunnale è più calorica, più ricca di zuccheri di quella estiva.

Il suo più elevato grado zuccherino è favorito da una maturazione che per tutta la sua evoluzione ha goduto del sole e del caldo estivo.

In compenso, il pool che racchiude la frutta autunnale comporta un vantaggio in termini di quantità di fibra. Pregio, questo, che, in qualche modo, mitiga il surplus di calorie in quanto essa ha maggiore proprietà saziante.

Ma perché in autunno maturano cachi, melograni e non albicocche o pesche? La natura ci dà in ogni momento dell’anno quello che ci serve per restare in salute. I frutti autunnali sono più poveri d’acqua rispetto a quelli estivi. Sono però più calorici, più ricchi di fruttosio e di antiossidanti e di tutto ciò che serve per aumentare sia l’energia sia le difese dell’organismo in previsione del freddo invernale.

Nella scelta giova orientarsi con i colori. La natura ha legato particolari vitamine e minerali a certe tinte. Ad esempio il viola di uva, mirtilli e prugne indica la presenza degli antociani, sostanze che stimolano le naturali difese immunitarie dell’organismo, il colore arancio dei cachi quella di betacarotene, e nella frutta dalla polpa bianca quali le pere quella di altri antiossidanti.

Variare insomma porta in tavola anche un arcobaleno variegato di colori.

Vi rimando agli articoli precedenti già trattati:

Giova ricordare che nulla è tanto approssimativo come la quantità dei nutrienti dei prodotti vegetali. Bastano, per farla variare, fattori contingenti come l’insolazione e il protrarsi di una stagione piovosa, il momento della raccolta e la durata della conservazione o le caratteristiche dei terreni.

Fattori come questi sono sufficienti a determinare oscillazioni notevoli del patrimonio zuccherino, vitaminico e minerale. Questo, tuttavia, non comporta eccessivi errori nel computo calorico, poiché attribuire ad un frutto un 2-3% in più di zuccheri sposterebbe il calcolo energetico di sole 12 Kcal per 100 g

Dieta autunnale, menu e indicazioni per perdere peso

La prossima volta parleremo di alimentazione e Sad o depressione stagionale.

Tempo d’autunno

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.
Giuseppe Ungaretti

Italia. Lingua di terra che scende da nord a sud tuffandosi nel Mediterraneo, contornata da Km e Km di coste. A nord è chiusa da una regale colonna alpina, mentre la dorsale appenninica si snoda tra valli e piccole pianure. Ricca di corsi d’acqua e di laghi, non si fa mancare nulla, neppure attraenti quanto inquietanti vulcani che si accompagnano anche a fenomeni bradisismici. Due grandi isole fanno da chiocce ad arcipelaghi minori che punteggiano qua e là il mare. Questa molteplicità di caratteri fisici (mari, monti, orografia estremamente varia) ha implicazioni climatiche, rendendo l’Italia il più classico dei paesi a clima temperato umido.

Forse che la classica tipizzazione degli italiani fantasiosi, geniali, ma anche instabili e a volte inaffidabili sia da ascrivere alla estrema variabilità climatica? Inoltre, il clima temperato umido, con le sue rapide mutazioni, sottopone il nostro fisico a continui sforzi di adattamento e centrifuga la meteorologia che, con le sue sensibili escursioni termiche e con i cangianti umori della natura, varia velocemente dalle nostre parti.

Inoltre un clima così esasperatamente temperato umido si traduce in una natura che cambia continuamente abito e tutto ciò produce un infinito susseguirsi di colori, di sensazioni, di sapori. A proposito di sapori, che dire della famosa e ben celebrata “dieta mediterranea”? Diciamoci la verità: in quale altro paese si mangia così bene? Dove fioriscono così tante ricette? Dove si fa così a gara nel combinare le tantissime essenze della natura in sapori sempre nuovi ed altrettanto gustosi, con buona pace di noi, tapini, dietologi?

In questo tourbillon di cambiamenti si colloca l’autunno, con la sua specificità. È forse in assoluto la stagione più lenta: cancella poco a poco i calori e le pulsioni dell’estate e generalmente è considerata una stagione che induce ad una certa tristezza. Proprio perché, con il declinare dell’entusiasmante estate, l’autunno sembra manifestare una sorta di calo e l’avviarsi alla fine del ciclo della vita.

Quel senso di lento, triste declinare, con le nebbie e il clima spesso piovoso, sta quasi ad evocare e raffigurare sensazioni di tristezza e di pianto. Queste percezioni sono state colte da molti poeti e tradotte in liriche espressive. Con il passare degli anni ho riconosciuto all’autunno la sua straordinaria generosità di doni molto celebrati, dalla gioiosità del vino novello alla preziosità delle olive e del loro nettare, così ricco di sapore, per giungere al calore delle castagne cotte al fuoco.

Già, il calore: dal disinibente caldo estivo che ci porta a spogliarci si passa al sapiente coprirsi e riscaldarsi. Meglio, quando possibile, con un caminetto scoppiettante. Certamente l’autunno è la stagione che richiede maggiore capacità di adattamento anche e soprattutto sul piano psicologico. L’uomo non è fatto per essere triste e la munifica stagione in questo ci aiuta con la varietà e generosità gastronomica e (per chi se lo può permettere ai pasti) con l’incoraggiante contributo di un buon (mezzo?) bicchiere di vino.

La riduzione della intensità, oltre che della durata, della luce solare modifica altresì il nostro assetto bioumorale (serotonina, melatonina) spingendoci ad una maggiore predilezione dei cibi dolci (attenti però agli eccessi visto che ormai non abbiamo più bisogno della scorta energetica per difenderci dal freddo, poiché si vive per lo più in ambienti chiusi e riscaldati).

L’autunno, orbene, segue le vicissitudini di madre terra la cui natura, nel personale intrinseco aspetto, viene vissuta in ogni emozione: vigneti dai dorati o purpurei maturi grappoli, boschi dai mille colori fiammeggianti e calde tonalità dorate con l’indimenticabile profumo dei funghi. Insomma tutte le sfumature nutrizionali dell’autunno sono calde e ricche del nutrimento giusto per il nostro organismo.

Come più volte ribadito, l’alimentazione non deve perdere la caratteristica fondamentale di seguire l’evoluzione delle stagioni e, poiché la stagione di mezzo autunno serve a prepararsi ai freddi estremi, è intuitiva l’importanza di inserire nella nostra alimentazione frutta meno ricca d’acqua (come è quella estiva) ovvero l’uva, i cachi, i mirtilli, gli agrumi, il melograno, i fichi, le nespole, le giuggiole, le pere, le mele, le castagne.

L’autunno è anche caratterizzato dalla presenza di verdure a forte azione antiossidante, quali in particolare quelle a foglia verde: spinaci, cavoli, broccoli, verze, porri ma anche zucche e funghi che sono un irresistibile invito a cedere alle delizie del palato (purché non fritti e con condimenti frugali).

In linea generale, man mano che la temperatura diminuisce aumenta la necessità ed il piacere di cibi caldi ed allora le preferenze andranno accordate ai cibi che si consumano cotti. Un primo punto cardine sono i cereali: non solo pasta e riso, ma anche avena, grano saraceno, orzo, farro, miglio.

I legumi sono ottima fonte alternativa di proteine rispetto a carne e pesce, dotati di notevoli proprietà energetiche anche per i carboidrati complessi di cui sono composti, nonché per la ricchezza di fibre. Del resto, quando le giornate si accorciano e le sere arrivano sempre prima, che c’è di meglio di una buona calda minestra di legumi?

La prossima settimana avanziamo ancora con l’autunno…

Adolescenti e alimentazione

Detesto l’uomo che manda giù il suo cibo non sapendo che cosa mangia.
Dubito del suo gusto in cose più importanti.

(Charles Lamb)


Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo.
(Oscar Wilde)

I dati di persone affette da disturbi alimentari  durante l’emergenza Covid hanno registrato una vorticosa impennata. Per lo più a carico degli adolescenti, i quali, oltre agli stati d’ansia, depressione, isolamento virus dipendente sono sempre bombardati da storie Instagram, dove ragazze con corpi magri e ragazzi con corpi scolpiti mangiano piatti abbondanti scherzando sui continui “sgarri”, da promozioni di sostituti del pasto o prodotti detox, da diete miracolose.

Da lustri vi è una difficoltà delle istituzioni a comunicare con gli adolescenti. E’ risaputo che più aumenta il tempo che bambini e ragazzi passano davanti a uno schermo (del televisore, ma anche del computer, del cellulare, del tablet, dei videogame), il cosiddetto “screen time”, più la qualità della loro alimentazione si allontana dalla dieta salutare (mediterranea).

La scuola non può sottrarsi al compito istituzionale di informare e di formare i giovani consumatori, per attenuare lo strapotere accattivante dei media e degli spot pubblicitari, concepiti per attrarre consumatori e non certo per fornire le basi scientifiche necessarie per ogni libera scelta.  Gli studenti ad esempio dovrebbero almeno sapere che l’ordine dei componenti citati in etichetta è obbligatoriamente decrescente, in base al peso; il prodotto citato per primo è sempre quello presente in quantità maggiore, mentre le voci successive si riferiscono a ingredienti dal peso progressivamente inferiore e meno influente, almeno sul piano energetico.

Un consumo più attento e informato

Imparare a  interpretare le etichette dei prodotti alimentari è un ottimo strumento per scegliere bene al momento dell’acquisto. La presenza di additivi, la lista degli ingredienti, l’etichetta nutrizionale, ci permettono di confrontare alimenti simili e decidere l’acquisto senza farci influenzare troppo dal marchio o dalla pubblicità.

 I  genitori a loro volta dovrebbero anche educare i propri figli a non eccedere con i dispositivi. Si è visto in diversi studi americani  che il cibo spazzatura domina le interazioni social dei ragazzi americani con i marchi alimentari. Ma anche da noi non è infrequente trovare da nord a sud una  ripetitività di certi comportamenti di gruppo, all’insegna di hamburger, patatine fritte, pizze, bevande zuccherate, abitudini ostentate quasi a sottolineare il distacco dalla tradizione alimentare degli adulti.

Spesso gli adolescenti italiani saltano la colazione, mangiano poca frutta e verdura e consumano alcol, a volte anche smodatamente (binge drinking). 

In merito alla necessità della prima colazione è opportuno segnalare l’importanza del latte, poiché esiste un “picco osseo” di capitalizzazione ossea del calcio, che si raggiunge intorno ai 20-25 anni. Ecco quindi l’importanza di partire con il massimo possibile del capitale in modo da affrontare “meno peggio” l’erosione degli anni. Attenzione, anche a certe diete alla moda. Ad esempio, se la dieta è eccessivamente iperproteica  l’eccesso di proteine e sodio favorirebbe l’eliminazione renale del calcio e quindi il depauperamento delle sue riserve ossee.

Mi ripeto:  il rapporto col cibo ha valenze multiple e controverse che non possono ridursi soltanto al conteggio calorico dei nutrienti.  L’errore di fondo sta nel semplificare una questione complessa (di cui l’alimentazione è solo un aspetto) riversando su singoli alimenti le colpe di uno stile di vita sbagliato e di un’educazione alimentare subappaltata dalla scuola agli spot pubblicitari È ben più grave e più vero il fatto che i nostri ragazzi, come i genitori, si ammalano di sedentarietà.

L’indolenza e la pigrizia predispongono all’obesità più degli stessi errori alimentari.  L’alimentazione in età adolescenziale è di fondamentale importanza per una crescita corretta e per la prevenzione di patologie in età adulta.

Piuttosto che segnalare sempre i più frequenti errori alimentari  proviamo ad essere ora un po’ propositivi, in modo che la giornata alimentare sia osservata con la giusta attenzione.

CINQUE PASTI AL GIORNO

La giornata alimentare si dovrebbe snodare in cinque pasti, equilibrati e variati per composizione in modo da contenere tutti i tipi di nutrienti: carboidrati, fibre, proteine, grassi, vitamine e sali minerali.

Da evitare che l’intervallo tra un pasto e l’altro superi le 4-5 ore. Un eccessivo aumento della fame, infatti, induce poi a mangiare troppo al pasto successivo c’è anche una distribuzione dei pasti errata.

ALTERNARE LE FONTI PROTEICHE: i legumi, il pesce, le uova, la carne, il latte e derivati.

CONSUMARE REGOLARMENTE FRUTTA E VERDURA, per la ricchezza in minerali, oligoelementi preziosi, vitamine, fibre, utili anche a promuovere una congrua masticazione.

PREFERIRE CARBOIDRATI COMPLESSI A QUELLI SEMPLICI  ED I GRASSI VEGETALI A QUELLI ANIMALI:   I cereali integrali, inoltre, possono essere d’aiuto per aumentare l’apporto di fibra.

L’utilizzo di condimenti di origine vegetale, in particolare olio extra-vergine di oliva, serve a ridurre l’apporto degli acidi grassi “saturi” (presenti invece nei grassi di origine animale o in quelli vegetali idrogenati) che sono più pericolosi per la salute delle nostre arterie.

SCANSIONE DEI PASTI

Colazione

La colazione è un momento irrinunciabile.
Si può cominciare con pane e un velo di miele o marmellata, oppure pancake, cereali, biscotti, fette biscottate o prodotti da forno. Il tutto abbinato a una tazza di latte, yogurt bianco o bevande vegetali e a una porzione di frutta fresca.

Spuntino e merenda

Lo spuntino della mattina serve a spezzare il digiuno e a fornire energia a rapido consumo.  La merenda pomeridiana rappresenta invece una pausa rilassante. Entrambi devono essere variati, moderati, senza eccedere con zuccheri e calorie, come con certe bevande gasate e zuccherate e gli energy drink. Tra merenda e cena dovrebbero trascorrere almeno 3-4 ore per agevolare i processi digestivi ed evitare cali glicemici troppo alti.

Pranzo

Il pranzo è il pasto più importante della giornata e dovrebbe garantire il 40% delle calorie totali giornaliere. Per essere equilibrato deve contenere il giusto apporto di carboidrati, proteine, grassi e micronutrienti. Può essere strutturato con un primo e un secondo piatto, verdura cruda o cotta e pane, oppure con un piatto unico, verdura cruda o cotta e pane.

Cena

La cena, infine, dovrebbe essere semplice e leggera e consumata in famiglia. È il pasto che riunisce il nucleo familiare e può costituire un momento privilegiato di comunicazione fra genitori e figli. Alla base di una cena nutriente dovrà esserci una quota adeguata di carboidrati, accompagnati o combinati a una porzione proteica. Essendo il pasto che precede il sonno, meglio se contiene ingredienti semplici come carne o pesce o formaggi magri, con l’aggiunta di olio a crudo dopo la cottura.

L’abitudine del rifiuto verso le verdure va combattuta. Se ne può proporre un assaggio a inizio pasto e poi più avanti, come contorno o inserirle nella preparazione di piatti unici.

La prossima settimana parleremo di alimentazione autunnale

Gioiosa educazione scolastica

L’entusiasmo è per la vita
quello che la fame è per il cibo.
(Bertrand Russel

Le abitudini alimentari si formano già durante l’infanzia. Gli insegnanti e la scuola assumono un ruolo sempre più importante nell’indicare quelle sbagliate come, ad esempio, la propensione a mangiare sempre le stesse cose o l’avversione costante a un alimento particolare (quasi sempre, per i ragazzi , la verdura).

La collaborazione tra insegnanti e genitori, l’esempio di compagni abituati a “mangiare di tutto”, possono essere contributi efficaci nel valorizzare i giusti comportamenti alimentari. Mangiare a scuola deve essere per il bambino un momento di piacevole convivialità, e occasione di apprendimento e di gioco.

Meglio evitare i “ricatti” del tipo:“se mangi questo, ti darò quest’altro”: i risultati sarebbero scarsi o addirittura controproducenti. Le ricerche sui comportamenti alimentari sono unanimi nel ritenere che l’atteggiamento di quasi tutte le persone nei confronti del cibo dipenda in larga misura dalle scelte fatte a suo tempo dai loro genitori.

Dando ai nostri figli un dolce come premio per un comportamento che abbiamo apprezzato, o rivolgendoci loro con frasi del tipo “sei stato buono allora ti compro un gelato”, rafforziamo il loro desiderio nei confronti di quel cibo. Il rischio è che alcuni alimenti diventino un mezzo per ottenere gratificazione anche nella vita adulta o che vi si ricorra per affrontare momenti di stress o di depressione.

Altro suggerimento: non essere mai troppo rigidi. I genitori che controllano assiduamente ciò che mangiano i loro figli potrebbero ottenere l’effetto opposto e favorire la preferenza per i cibi “proibiti”. Non è neppure il caso di fare un dramma se il bambino salta un pasto o a volte mangia svogliatamente o smette improvvisamente di mangiare un certo cibo.

Accettiamo l’idea che anche nostro figlio possa dire: “questo cibo non mi va”. L’educazione al gusto richiede tempo e pazienza. Ad esempio, offrendo ai piccoli la verdura cruda come antipasto spesso se ne favorisce l’assaggio nel momento di maggior appetito.

Altri espedienti per rendere accetto un alimento: servirlo in modi diversi, o metterne, ogni tanto, piccole quantità nel piatto senza forzarne l’assaggio; meglio ancora, coinvolgere i piccoli nell’acquisto del cibo e nella preparazione del pasto.

I bambini imitano gli atteggiamenti dei genitori nei confronti dell’alimentazione. Proporsi come un buon modello è strategia sempre valida. Non a caso a scuola, quasi sempre, gli stessi bambini smettono di fare storie riguardo a un certo cibo, in quanto esso non è più oggetto del contendere ed è più facile che, in quella sede, passino novità gastronomiche rifiutate in altre circostanze.

Obiettivo di una sana educazione nutrizionale potrebbe essere il riscoprire alcuni alimenti dimenticati (ad esempio cereali del passato quali orzo, miglio, farro) o l’approfondire la conoscenza dei vari tipi di ortaggi e frutta, con riferimento alla stagionalità e alle modalità di coltivazione.

Spesso la mensa scolastica deve barcamenarsi tra ciò che sarebbe bene proporre e ciò che i ragazzi, e con loro i genitori, accettano.

Nella programmazione dei pasti domestici, è necessario tener presente ciò che si mangia nel corso della giornata. Di sera, se il pranzo è consistito in un primo piatto asciutto, è consigliabile proporre un passato di verdure o un piatto di brodo, così come è opportuno alternare le verdure cotte alle crude e farlo cercando di evitare a cena piatti a base di carne se già consumati a mezzogiorno.

Per i genitori è importante sapere cosa il bambino abbia mangiato a scuola e quali ingredienti siano stati usati come condimento, o come sia stato cotto un alimento, per non riproporre le stesse preparazioni la sera, in modo che i due menù forniscano un apporto bilanciato di nutrienti.

UNA DIETA VARIA E NUTRIENTE.

Per quanto riguarda i primi piatti, è meglio privilegiare la pasta corta; i formati lunghi, come gli spaghetti, non risultano molto agevoli per i più piccoli che hanno ancora poca dimestichezza con le posate.

I bambini, generalmente, mostrano di apprezzare il sugo a base di tonno e pomodoro, ma anche un piatto di pasta condito con il solo tonno, e insaporito con un po’ di salvia, risulta spesso gradito.

Passando ai secondi, è bene evitare di restare troppo a lungo ancorati alla “fettina” di carne. Il suggerimento è sempre di differenziare il tipo di alimento. Ad esempio, parlando di carne, è bene variare dal petto di pollo alla braciola di maiale e alla bistecca di vitellone cercando di non annoiare i piccoli commensali.

Può anche essere utile cambiare l’aspetto della solita scaloppina e, in tal caso, condirla con il limone, o sfumarla con l’aceto è sufficiente ad ottenere una variazione semplice ed efficace. Di solito i bambini non amano il pesce e allora, per non limitare l’offerta al solo pesce bianco, oltre alla platessa e al merluzzo, si può proporre loro un branzino al sale (tagliato in liste sottili e senza le lische) o un’orata cotta in padella con un filo d’olio, un rametto di rosmarino e uno spicchio d’aglio (da togliere a fine cottura).

Divertente sarebbe, poi, preparare i piatti con i nostri bambini lasciando ovviamente a loro i compiti più semplici. Cucinando insieme, si possono creare tanti primi piatti gustosi. In questo modo si sentiranno coinvolti e apprenderanno, divertendosi, utili nozioni di cucina. In più, questo piacevole passatempo si tramuta, per il bambino, nel piacere di poter dire: “questo l’ho preparato io!”

La prossima settimana il capitolo scuola e alimentazione coinvolgerà gli adolescenti.

Educare divertendo

Coloro che fanno distinzione fra intrattenimento ed educazione
 forse non sanno che l’educazione deve essere divertente 
e il divertimento deve essere educativo”. 
Marshall Mc Luhan

Per insegnare bisogna emozionare,
molti pensano che se ti diverti non impari.
Maria Montessori

Ho più volte espresso il concetto che il sovrappeso e l’obesità sono un enigma genetico-metabolico  che si intreccia in modo indissolubile con le situazioni comportamentali e ambientali.

Avendo sperimentato più volte a livello professionale  le enormi difficoltà di far calare di peso e soprattutto di far stabilizzare il peso perduto nei confronti degli adulti, ritengo doveroso attuare un progetto di ampio respiro e che preveda una alleanza tra scuola, famiglia e società.

Non più una sporadica e pertanto effimera campagna straordinaria di educazione alimentare.

Reputo sia doveroso un controllo delle informazioni destinate ai consumatori mirando soprattutto ad interventi da rivolgere preferibilmente alle nuove generazioni.  

Del resto già nel lontanissimo 1999 la scuola di Harvard formulò dettagliate raccomandazioni per esortare una corretta comunicazione di novità scientifiche, nel campo della nutrizione e della sicurezza alimentare.

Dal mio umile punta di vista reputo che farebbero bene a leggere e rileggere tali consegne tutti gli “addetti a lavori”, medici, giornalisti, influencer o altri benemeriti “cultori della materia”.

L’obiettivo etico è quello di migliorare il livello di informazione e di comprensione consapevole da parte dei cittadini, onde evitare fraintendimenti frutto di esagerati allarmismi.

Sarebbe utile anche  sforzarsi di non abboccare a promozioni miracolistiche di  millantate e prodigiose diete, alimenti, integratori  effettuate con slogan “esca” frutto di informazioni parziali e non verificate.

Come più volte sottolineato da lustri dal professor Del Toma, occorre attuare un monitoraggio territoriale ed intervenire strategicamente già con le gestanti, negli asili e nelle scuole.

Solo attuando per tempo contromisure efficaci prima che si consolidi uno stile di vita scorretto si può fare efficace prevenzione, non aspettando che l’obesità evolva in un punto spesso di non ritorno.

Fondamentale altresì un dato allarmante: l’errore più grave è nell’innaturale stile di vita dei ragazzi.

Condannati a muoversi in spazi ristretti, a restare seduti per troppe ore sui banchi di scuola o davanti alla televisione, non riescono più a sfrenarsi in quell’attività fisica che ha accompagnato l’infanzia dei nonni ed in misura più ridotta anche quella dei loro genitori.

E se la scuola provasse anche a divertire? E’ risaputo che le emozioni giocano un ruolo fondamentale nei processi di apprendimento ed è assodato che si impara meglio quando ci si diverte. “Nelle nostre scuole si ride troppo poco”, diceva Gianni Rodari.  Perché allora nelle scuole di oggi viene lasciato così poco spazio al gioco, alle risate e al movimento?

Nonostante sia passato qualche lustro, qui di seguito un mio tentativo di mettermi in discussione  da docente “ludico” presso una scuola elementare.


Albus Silente, mago fondente

Oh, ma quanti bambini e ragazzetti mi circondano con grande allegria,
tutti belli, puliti e perfetti, a chiedermi tosto qualche magia.

Io Albus, mago Silente, non mi lascerò certo pregare
e con la mia scienza potente un bel regalo vi vorrò fare.

Ma prima che io vi possa premiare dovete dimostrar di meritare,
cioè, di sapere bene la lezione sulla buona e sana alimentazione.

Invisibile, così, diventerò e in ogni dove vi osserverò.

Uh! Ma guarda quella bambina, con le gote rosse e così bella:
ha riempito una sottile piadina con sette fette di mortadella!

Metto mano, quindi, alla bacchetta e, plik! che sorpresa e che paura
la bimba resta interdetta nel veder la piadina piena di verdura!

Vedi vedi quell’altro bambino, dal sorriso un pò birichino:
ha deciso con incoscienza che della frutta si può far senza.

La mia bacchetta agito qua e là e il gioco è fatto, oplà:
nel suo astuccio il malandrino trova più di un mandarino,
mentre le tasche dei suoi calzoni sono piene d’arance e limoni;

a tavola di corsa si va a sedere ma nei piatti ci son solo pere;
ad aprire il frigo va ora l’allocco, ma … sembra un albero di albicocco;

e non tutto è ancora detto: quante mele nello zainetto,
e giù castagne dall’armadietto! or non ne può più il furbetto

e per evitare altre rogne decide di andarsi a coricare,
ma nel letto ci son mele cotogne: alla frutta si dovrà rassegnare!

Toh, quelle due belle piccine, come si ingozzano di patatine;
e come si rimpinzano quegli altri furfanti con le merendine ai conservanti!

Un incantesimo qui ci vuole: ah! ah! ah! “flipendo”!
dalle risate la pancia mi duole, oh, come mi sto divertendo!

Che faccia ha fatto quella là: aprendo la busta delle patatine
è rimasta come un baccalà, trovandovi fette di zucchine!

E quell’altro ragazzino che ama fare un pò lo gnorri
apre la busta del suo spuntino e dentro trova cavoli e porri!

Insomma, miei cari pargoletti, non son tutte rose e fiori;
ve ne ho fatti di dispetti, ma voi ne fate di tutti i colori!

Una lezioncina vi va data dalla a alla zeta
la dieta dev’essere equilibrata, sana e completa.

Non abbiate, dunque, la testa dura: mangiate pure frutta e verdura,
e non siano per voi come scarafaggi le pietanze a base di ortaggi!

Se così bene vi comporterete il promesso dono riceverete:
poiché bambino anch’io sono stato, plok!, a voi un castello di cioccolato
che in parte è al latte e in parte fondente, parola di Albus Silente!

E ora non mi resta che una parola magica da formulare,  per far meglio il cibo apprezzare:
Vingardium leviosa e di mangiar frutta  e verdura tutta la scuola sarà orgogliosa.

E se i bambini non seguiranno questi consigli,  saranno sempre dei buoni a niente
Ve lo dice il vostro saggio rettore Silente

Giuseppe Piccione e Angelo Bianco


Riprenderemo a fare i seri….con l’educazione scolastica, la prossima settimana

1° Anniversario

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Esattamente un anno fa, precisamente il 10 ottobre 2020, vedeva la luce questo mio blog.

Grazie

Se dopo un anno di articoli, di ricordi, di pensieri, di informazione, di suggerimenti alimentari e di stile di vita sono ancora qui lo devo sicuramente anche a tutti voi. A voi che leggete ogni mia pubblicazione e che costantemente mi dimostrate il vostro interesse commentandomi con partecipate attestazioni d’apprezzamento. Grazie perché questo mi da la forza e l’entusiasmo di continuare.

Naturalmente ringrazio soprattutto quanti mi hanno contattato attraverso questo mio blog e hanno cominciato con me il percorso alimentare LaDietaPromessa.

Per festeggiare questo nostro anniversario non ho pensato a niente di eccezionale ma offrirò volentieri una consulenza alimentare “gratuita” alle prime 3 persone che mi contatteranno attraverso questo indirizzo e-mail: info@ladietapromessa.it.

Ringrazio nuovamente per avermi supportato (e sopportato) in questo primo anno assieme e vi do, come sempre, l’appuntamento al prossimo venerdì per proseguire assieme il nostro percorso.

Un virtuale abbraccio a tutti voi.

Dr. Angelo Bianco

Scuola e colazione

Colui che sa capire una donna, o sa analizzare il genio, o sciogliere il mistero del silenzio,
è anche colui che sa svegliarsi da un sogno bellissimo e poi sedersi a colazione.
(Kahlil Gibran)

La colazione è importante perché aiuta a mettere in moto il corpo
garantendogli il giusto apporto di energia dopo il digiuno notturno.
Ciò non autorizza però a esagerare, e anche per la colazione vale la regola della sobrietà.
(Umberto Veronesi)

L’atmosfera in casa appariva diversa e neppure il sorriso bonario di mia madre riusciva a mutarla. Tutti parevano diventati, all’improvviso, più taciturni. Perfino il gatto di casa sembrava meno tentato dalla pallina legata al filo che gli facevo ondeggiare sul muso quando lo stuzzicavo al gioco.

Le giornate si erano leggermente accorciate. Imbruniva presto e di sera l’aria frizzante suggeriva di uscire con qualcosa sulle spalle. Anche la luce del giorno era cambiata. Piuttosto che accendere i colori sembrava stendere un sottile velo grigio sulle cose e dare a tutto una luce diversa, al punto che neppure il rosso fucsia della buganvillea, che copriva buona parte del muro di confine con il nostro vicino, era più lo stesso.

Strano come tutto fosse cambiato in pochi giorni. Prima il caldo soffocante e le giornate al mare, il rumore delle spiagge affollate e la frenesia della stagione estiva, poi il ritiro, l’acquietarsi, la malinconia del ritorno ai ritmi normali. L’aria non era più segnata dal volo agitato delle rondini e non si udiva più il monotono ronzio delle api che passavano di fiore in fiore. Le foglie delle piante avevano perso il verde brillante capace quasi di riflettere i raggi del sole ed apparivano opache, smorte. Tutto pareva sospeso, quasi in attesa di una calamità imminente.

Di colpo l’indizio che illuminò la mia mente…… era lì, sul letto, perfetto, senza una piega. Di un bel colore blu mare, con il colletto bianco e i bottoni di madreperla, la martingala, e, sui polsini, un nastrino bianco in più. Non più tre ma quattro. Eh sì, quell’anno avrei frequentato la quarta elementare dalle suore di S. Giovanni. Così capii, un po’ amaramente, che presto sarebbe ricominciata la scuola. Le giornate di divertimento al mare, le serate a tirar tardi come gli adulti e il poltrire a letto fino a mattino inoltrato, stavano per finire. Quando pensai a quello che da lì a qualche giorno sarebbe accaduto, sentii tutta la tristezza che fino a quel momento avevo percepito, complice la luce autunnale, nelle cose e nelle persone intorno a me. Ancora una volta mi vennero in soccorso l’abbraccio e le parole rincuoranti di mia madre: “l’estate tornerà, vedrai, e sarà ancora più bella di quella che è appena trascorsa!”.

Poi, come un elisir di felicità, un sorriso, un bacio, una carezza…


Adesso, rivisitando quei ricordi con gli occhi del medico, mi rendo conto di quanto importante fosse la presenza della figura materna, soprattutto in funzione “ansiolitica”, durante la colazione. Colazione preparata con ingredienti sani e genuini posti in tavola con l’attenzione e la cura che solo l’amore di una mamma può dare.

Iniziare la giornata consumando una colazione adeguata, significa, dal punto di vista del metabolismo, andare incontro alle esigenze fondamentali del corpo umano e contribuire ad un sano equilibrio psico-fisico. Molti studi hanno dimostrato come una prima colazione corretta sia in grado di influire positivamente sul tono dell’umore e sulle performances intellettive.

Di mattina, infatti, si ha una migliore capacità di concentrazione e una migliore qualità della memoria. Ecco perché una buona colazione è particolarmente importante per i bambini e gli adolescenti impegnati nell’attività scolastica, attività nella quale è indispensabile poter disporre al meglio delle facoltà cognitive.

Numerosi studi confermano una maggiore presenza di ragazzi obesi tra coloro che saltano la prima colazione e questo implica, necessariamente, una responsabilità educativa da parte dei genitori. Sarebbe bene condividere con i figli il momento del pasto. La presenza dei genitori rafforza il ruolo di guida e protezione che essi hanno nei confronti dei figli e che i figli ben percepiscono. I piccoli, inoltre, possono capire le nostre difficoltà ma non la mancanza di coerenza: essi bocciano la prima colazione “virtuale” che alcuni genitori propongono loro e si affidano alle monetine per gli snack di metà mattina, quando la fame bussa inesorabile.

Costretto dunque a rincorrere per tutta la giornata quel deficit iniziale, l’organismo del bambino perde la capacità di riconoscere in modo corretto la sensazione di fame e sazietà. La prima colazione “ideale” dovrebbe essere un vero e proprio pasto leggero, capace di fornire in media 350-450 calorie, corrispondenti al 20% circa del fabbisogno energetico giornaliero.

Non deve mancare un adeguato apporto di vitamine, sali minerali, grassi e proteine, ma i costituenti principali della colazione devono essere i carboidrati, facili da digerire e da assimilare. Una piccola parte dei carboidrati va assunta in forma di zuccheri semplici (per esempio miele, frutta, marmellata) che danno subito all’organismo energia di pronto impiego, senza produrre scorie. UN FRUTTO FRESCO rende la colazione equilibrata anche dal punto di vista di vitamine, sali minerali, oligoelementi e fibra.

La frutta deve essere di stagione e, lo ripeto, assicura quella quota di zuccheri semplici che, al mattino, aiutano muscoli e cervello a ripartire. Inoltre, essa offre queste sostanze nella forma più sicura sul fronte glicemico. La frutta, inoltre, a fronte di una modesta somministrazione di energia, contiene vitamine e minerali difficilmente reperibili in altri alimenti.

Mangiarla fresca e il più possibile intera, è meglio che non frantumarla, spremerla o frullarla, perché si evita così di perdere le vitamine, i minerali e le fibre e si ottiene un più proficuo effetto di sazietà.

È bene che la parte più consistente della colazione sia costituita da pane, cereali in fiocchi, biscotti secchi, o fette biscottate, che, venendo assorbiti più lentamente, assicurano un rifornimento di energia costante e prolungato nel tempo. Un ruolo di tutto rispetto va attribuito al latte o al suo derivato, lo yogurt.

Fattore Tempo: per i più pigri, per “ottimizzare” il risveglio mattutino, può essere utile apparecchiare la tavola in modo funzionale, magari la sera prima.

La prossima settimana parleremo dell’alimentazione completa giornaliera.

Scuola

Oggi primo giorno di scuola.
Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna!
Mia madre mi condusse questa mattina alla ‘Sezione Baretti’ a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia.
(Edmondo De Amicis, “Cuore”)

Resa dei conti.

Molti di noi pensavano, ormai da tempo, di arrendersi senza opporre la minima resistenza. La minaccia si sentiva nell’aria. Nuovi padroni apparivano all’orizzonte in quell’atmosfera autunnale nella quale un pallido sole ricordava appena la folgorante luminosità dell’estate. E con lui si indebolivano anche le nostre ultime speranze di farla franca. Loro, i nuovi signori, sfacciatamente consci del loro nuovo ruolo sociale si mostravano cordiali tra la folla. E pensare che fino a qualche giorno prima nessuno li avrebbe notati.

Conducevano vita semplice, erano andati, come tutti, al mare, si erano abbronzati, avevano indossato vestiti leggeri per difendersi dal caldo, qualcuno di loro si era fatto persino sorprendere a mangiare l’anguria…. ma ora le condizioni erano cambiate. Con il calendario dalla loro, avevano assunto quell’aria seriosa di chi sa cosa stia per accadere. Nei casi più sfacciati si arrivava alla ostentazione della classica cartellina in similpelle nera, massimo simbolo del nuovo status sociale.

Si erano già incontrati tra di loro nei giorni precedenti per concordare le strategie da seguire. In questa occasione erano stati dotati, dalla “base madre”, di un’arma che avrebbe mietuto numerose vittime tra noi ribelli nel corso dei mesi a venire e che era nota come “il REGISTRO“.

Ci sentivamo deboli, nessuna idea che ci venisse in aiuto, che ci aiutasse a capovolgere le sorti della battaglia. Come sempre, quando qualcuno sta per soccombere, gli sciacalli spuntano fuori e prendono forza. Sparsi in 3 o 4 punti strategici della città, avevano atteso tutta l’estate affacciati, con i loro negozi, le cartolibrerie, su quel fazzoletto di strada che delimitava il loro ambito lavorativo.

Erano loro la punta dell’iceberg che aveva la sua base più consistente nell’editoria scolastica, che a loro volta essi rafforzavano. Da qualche giorno era arrivato il loro momento. Non più vetrine con matite, gomme o quaderni a disegni prestampati da colorare ma esposizione di nuove cartelle, con tracolle, da portare in spalla, di nuovi astucci per penne e cancelleria professionale e poi la comparsa a tutta vetrina di quella tremenda scritta “libri per tutte le classi e scuole”.

Erano venuti allo scoperto! Traditori! Uno in particolare, tra di loro, incuteva quasi timore. Era il più agguerrito. Il più smaliziato di tutti. Ricordo ancora il suo nome, quasi un nome di battaglia: Teneriello.

Gentile d’aspetto e cortese nei modi, agli inizi di settembre, mutava. Come se gli fosse cresciuto il pelo e le sue fattezze fossero divenute quelle del Mangiafuoco di Pinocchio. Non mi sarei stupito se , nelle prime giornata di freddo, gli fosse uscito dalle narici, con il respiro, del fumo nero. Così alla fine avevamo dovuto arrenderci. Addio mattine passate a letto senza l’incubo della sveglia. Addio pomeriggi passati a giocare a pallone o al mare. Addio serate di corse in bicicletta. Si doveva sottostare alle regole inflessibili della grande matrigna: la SCUOLA.


Purtuttavia, ora, da “vecchio”, il mio punta di vista è cambiato. A scuola non si deve andare per passare il tempo. La scuola non è solo sacrificio, perseveranza, applicazione, ma anche entusiasmo, fascinazione e coinvolgimento emotivo. I ragazzi hanno bisogno di regole e limiti da rispettare e di spazi per discutere e riflettere.

Il principio di ogni sforzo educativo si basa sull’esempio e la scuola, anche se fondamentale al riguardo è il ruolo della famiglia, ha un compito importantissimo da assolvere. Uno studio approfondito, condotto dall’università dell’Illinois, sottolinea l’importanza dei momenti legati alla condivisione dei pasti in famiglia. Questi effetti positivi sarebbero legati al rispetto del rito del pasto, al tempo dedicato alla conversazione durante il consumo del cibo e all’essersi, pur momentaneamente, staccati da fonti di distrazione come i computer, la Tv e i telefonini.

In passato si predicava l’importanza del tenersi al corrente delle cose del mondo mentre oggi, anche i pionieri del mondo digitale, mettono in guardia dal rischio di un eccesso di stimoli in questo senso, stimoli di cui i nostri ragazzi, troppo spesso, sono vittime.

C’è però il pericolo che un eccesso di ansia legato alla scuola non faccia vivere l’esperienza scolastica in maniera serena, determinando anzi una forte avversione ad essa e appannando la naturale tendenza dei giovani alla crescita e all’emancipazione.

Nella eventuale cura di questi disturbi non è certo il caso di usare i farmaci allopatici. A questo fine ci viene incontro la floriterapia, specialmente se l’ansia blocca emotivamente lo scolaro. Un rientro sereno a scuola può essere facilitato anche dai rimedi floreali australiani.

Certo, passare dallo svago estivo ai banchi di scuola non è facilissimo, e per alcuni può essere un disagio che genera stress, paure e insicurezze. Si manifesta la fatica di fare i compiti, di stare seduti, fermi e attenti, per ore e ore. Subentra la paura delle interrogazioni, il dover sottostare agli obblighi degli orari e la necessità di provare a socializzare con nuovi compagni.

  • A stemperare questi disagi ci viene in aiuto Dog Rose, un fiore che aiuta soprattutto a rafforzare la fiducia in se stessi.
  • L’essenza floreale Crowea placa gli stati d’animo in subbuglio infondendo calma interiore.
  • Bottlebrush è, invece, il fiore più indicato per superare ogni tipo di cambiamento. Con esso diventa più facile l’accogliere e l’aprirsi a nuove esperienze.
  • Se invece diventa arduo concentrarsi, e la mente vaga in altre direzioni, il rimedio più adatto è Sundew, il fiore del radicamento che permette di focalizzare i dettagli.
  • Laddove la difficoltà a concentrarsi e a prestare attenzione fosse causata da una vivace iperattività, aiuta a trovare i giusti ritmi Black Eyed Susan.
  • Il problema è legato all’assimilazione di nuove nozioni? Allora ci viene in soccorso Paw Paw la cui essenza favorisce l’integrazione e l’apprendimento delle tante nuove nozioni ricevute.

La prossima settimana si continua…con la scuola.