Obesità

Mangiare è una necessità,
ma mangiare intelligentemente è un’arte.

François de La Rochefoucauld

Obesità: il peso di un’epoca, tra nuove terapie e  prevenzione

C’era un tempo in cui l’abbondanza era simbolo di prosperità, un segno di benessere, quasi una benedizione. Gli imperatori si facevano ritrarre con pance maestose, segno di un potere che riempiva non solo i forzieri, ma anche i piatti. Oggi, invece, l’abbondanza si è trasformata in un fardello, una condizione che pesa non solo sui corpi, sulle vite e sulle speranze, ma anche sui Sistemi Sanitari Nazionali. 

Carlo III detto “Il Grosso”

L’obesità non è più “prerogativa” di pochi potenti ma una condanna che colpisce un grandissimo numero di persone in tutto il mondo.

Un paradosso dei tempi moderni: siamo circondati da cibo eppure malnutriti, o ipernutriti, in tutti e due i casi carenti di benessere.

Obesità: un problema che avanza, tra nuove terapie e prevenzione

Il 4 marzo si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Obesità, un’occasione per riflettere su un fenomeno che, lungi dall’arretrare, continua a espandersi e a riguardare sempre più persone. Anche quest’anno, ho avuto l’opportunità di parlarne in televisione, sottolineando i dati allarmanti e le possibili strategie di intervento, sia dal punto di vista terapeutico sia da quello preventivo.

L’obesità: una pandemia silenziosa

Se analizziamo i numeri, la realtà appare impietosa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel mondo ci siano oltre 1 miliardo di persone obese, di cui più di 650 milioni adulti e , circa 160 milioni, bambini e adolescenti. Se a questi aggiungiamo il numero di individui in sovrappeso, la cifra complessiva supera abbondantemente i 2,5 miliardi di persone 

Non si tratta solo di un problema estetico, o di peso in eccesso, ma di un grave fattore di rischio per malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione, alcune forme di cancro e complicanze metaboliche. L’impatto socio-economico è enorme: i costi sanitari legati all’obesità pesano per centinaia di miliardi sui Sistemi Sanitari Nazionali, drenando risorse che potrebbero essere destinate alla cura di altre patologie e causando così una drastica riduzione della qualità della vita di milioni di persone.

A preoccupare ulteriormente, è il fatto che l’obesità sta crescendo anche nei Paesi a basso reddito, dove, tradizionalmente, si associava la malnutrizione alla sola carenza di cibo. Oggi, invece, si osserva un doppio paradosso: mentre persistono carenze nutrizionali in alcune fasce di popolazione, aumenta, in generale, il consumo di cibi ultraprocessati, e ad alto contenuto calorico, causa principale dell’obesità e delle patologie ad essa correlate.

La necessità di una nuova strategia

Ogni anno si ribadiscono gli stessi consigli: alimentazione equilibrata, consumo di cibi freschi e di stagione, riduzione degli zuccheri aggiunti, attività fisica regolare, gestione dello stress e quantità di sonno adeguate. Eppure, questi principi, seppur validi, non bastano a contrastare un fenomeno di tale portata.

E, allora, cosa fare? Da dietologo, credo sia necessario un approccio più innovativo e multifattoriale, che affianchi alla prevenzione anche strumenti terapeutici moderni ed efficaci.

Le nuove frontiere terapeutiche: i farmaci contro l’obesità

Se fino a qualche anno fa l’obesità era trattata quasi esclusivamente con diete restrittive, oggi la scienza offre nuove prospettive grazie a farmaci innovativi come la semaglutide e la tirzepatide. Queste molecole, inizialmente sviluppate per il trattamento del diabete, hanno dimostrato un’efficacia straordinaria anche nel controllo del peso.

Questi farmaci agiscono su più fronti:

  • Regolano l’appetito, riducendo il senso di fame;
  • Migliorano il metabolismo glucidico e la sensibilità all’insulina;
  • Favoriscono una perdita di peso sostenibile, senza gli effetti collaterali tipici delle diete più drastiche.

La loro introduzione nella pratica clinica segna un cambio di paradigma nel trattamento dell’obesità, permettendo di integrare la terapia farmacologica con un percorso nutrizionale e comportamentale mirato. Tuttavia, questi farmaci, non devono essere visti come la “pillola magica”: restano strumenti utili ma che necessitano di essere affiancati da un cambiamento significativo dello stile di vita. 

La prevenzione: il vero investimento sul futuro

Se la terapia farmacologica rappresenta una risorsa per chi ha già sviluppato l’obesità, il vero nodo cruciale resta la prevenzione fin dall’infanzia. I dati ci dicono che un bambino obeso ha un’alta probabilità di diventare un adulto obeso, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Per questo, è fondamentale:

  • Educare le famiglie e le scuole a una corretta alimentazione;
  • Limitare la pubblicità aggressiva dei cibi ipercalorici destinati ai bambini;
  • Promuovere lo sport come parte integrante della crescita;
  • Creare ambienti che favoriscano scelte alimentari sane, dalla mensa scolastica ai supermercati.

L’obesità non si combatte solo a tavola , o in palestra, ma cambiando il contesto in cui viviamo. La sfida è ampia e complessa, ma non impossibile da affrontare se si adottano politiche sanitarie efficaci e una maggiore consapevolezza individuale.

Conclusione

La Giornata Mondiale dell’Obesità, ci ricorda che non possiamo più permetterci di sottovalutare questo problema. Serve un approccio globale che combini prevenzione, educazione alimentare e nuove terapie farmacologiche.

L’obesità non è solo una questione di peso ma anche di salute, di qualità della vita e di sostenibilità del sistema sanitario.

Il 4 marzo ne ho parlato in televisione ma il discorso non si esaurisce qui: è una battaglia che dobbiamo portare avanti ogni giorno con grande serietà, anche se non dobbiamo mai rinunciare a un pizzico di leggerezza. Perché il cibo è piacere, ma va vissuto con consapevolezza.

E ricordiamolo: la salute non si misura con la bilancia ma con il benessere che costruiamo ogni giorno, un passo alla volta.

Carnevale

Scherzi di Carnevale 

Carnevale, ogni scherzo vale.
Mi metterò una maschera da Pulcinella
e dirò che ho inventato la mozzarella.
Mi metterò una maschera da Pantalone,
dirò che ogni mio sternuto vale un milione.
Mi metterò una maschera da pagliaccio,
per far credere a tutti che il sole è di ghiaccio.
Mi metterò una maschera da imperatore,
avrò un impero per un paio d’ore:
per volere mio dovranno levarsi la maschera
quelli che la portano ogni giorno dell’anno…
E sarà il Carnevale più divertente
veder la faccia vera di tanta gente. 

Giovanni Rodari

Carnevale e alimentazione: quando l’eccezione fa bene!

Dopo aver riflettuto a lungo su diete, equilibrio alimentare e fake news che spesso le circondano, oggi scelgo di mettere da parte il rigore del dietologo per lasciarmi trasportare dal fascino del Carnevale. Una festa che rompe gli schemi, un inno alla gioia e alla spensieratezza e a tradizioni culinarie che hanno attraversato le generazioni.

Perché il cibo non è solo nutrimento, ma anche cultura, emozione e condivisione. E quale momento migliore del Carnevale per concedersi un viaggio tra i dolci della nostra tradizione?

Carnevale: il tempo sospeso della gioia e del travestimento 

C’è un momento dell’anno nel quale il mondo si concede il piacere dell’eccesso, un breve momento nel quale le regole si allentano e il rigore quotidiano si scioglie nella risata. È il tempo del Carnevale, una parentesi di libertà tra il grigio dell’inverno e il risveglio della primavera, un rito collettivo in cui tutto è possibile, almeno per un giorno. Il Carnevale è maschera e svelamento, caos e armonia, frivolezza e profondità, memoria e oblio.

È il capovolgimento dell’ordine, la danza giocosa dell’illusione, il palcoscenico sul quale ogni volto può essere un altro volto, ogni voce può intonare un canto diverso, ogni gesto può permettersi il lusso dell’esagerazione.

Nel cuore di questa festa risuona un’eco antica, un richiamo che viene da lontano, dalle celebrazioni dionisiache dell’antica Grecia, dai Saturnali di Roma, dai canti sfrenati dei popoli che salutavano la fine dell’inverno con banchetti, vino e maschere grottesche. Perché Carnevale è soprattutto questo: la sospensione della normalità, il ribaltamento giocoso del Potere, il diritto di prendersi un po’ meno sul serio. È la rivincita del buffone sul re, del servo sul padrone, della libertà sulla disciplina. Un’ora d’aria nella prigione del quotidiano, un momento nel quale la vita si fa spettacolo e ogni strada diventa un teatro.

Ma Carnevale è anche il regno della dolcezza, dell’eccesso gastronomico che anticipa la sobrietà della Quaresima. È il tempo delle chiacchiere croccanti che si sgretolano tra le dita, delle frittelle dorate che profumano di ricordi d’infanzia, del miele colato a rivestire impasti fragranti e zuccherini.

È il profumo di vaniglia e scorza d’arancia, dello zucchero a velo che si posa sulle mani, la gioia infantile di un morso proibito, concesso solo in questi giorni di licenza. Perché, diciamolo, se c’è un momento nel quale concedersi una piccola follia culinaria, è proprio questo. Non è forse Carnevale il trionfo dell’eccezione? E così, mentre le strade si riempiono di coriandoli e stelle filanti, mentre le risate dei bambini si mescolano ai passi gioiosi delle maschere che si rincorrono tra i vicoli, il Carnevale ci ricorda che, in fondo, la vita è un grande spettacolo. Un teatro nel quale, almeno una volta l’anno, possiamo permetterci di giocare, di esagerare, di liberarci delle rigide armature degli impegni quotidiani. E allora, maschere sul volto, zucchero sulle dita, un brindisi alla follia e via: che la Festa abbia inizio!

Semel in anno licet insanire

Una volta l’anno è lecito impazzire. Questo antico detto latino si adatta perfettamente allo spirito del Carnevale, periodo di festa e di eccessi che, da sempre, rompe la routine quotidiana. Ma cosa ne pensa il dietologo?

Spesso si tende a vedere i dolci tipici del Carnevale – chiacchiere, castagnole, frittelle – come “peccati di gola” da evitare a tutti i costi. In realtà, la scienza della nutrizione ci insegna che concedersi un’eccezione, se ben gestita, non solo non compromette una dieta equilibrata ma può addirittura avere effetti positivi. Questo principio è noto come “ormesi”, ovvero la capacità dell’organismo di rispondere positivamente a piccoli stimoli stressanti.

Dal punto di vista metabolico, un’eccezione occasionale può:

  • Stimolare il metabolismo, evitando l’adattamento a regimi troppo rigidi. 
  • Migliorare il benessere psicologico, prevenendo il senso di frustrazione legata a diete troppo restrittive.
  • Migliorare la relazione con il cibo , favorendo un approccio più facile e meno ossessivo.

L’importante è saper godere di questi momenti con consapevolezza, senza sensi di colpa né esagerazioni. Il segreto sta nella moderazione e nel compensare questi giorni di trasgressione con pasti più equilibrati nei giorni successivi. 

Quindi sì, il dietologo non inserirebbe chiacchiere e frittelle nel menu quotidiano, ma, nel clima giocoso del Carnevale, una piccola follia a tavola può essere non solo concessa, ma addirittura benefica! 

I dolci tipici del Carnevale sono per lo più fritti e contano una straordinaria varietà di ricette, che cambiano da regione a regione, riflettendo la varietà delle tradizioni locali. In alcuni casi, la preparazione rimane pressoché identica, ma il nome varia a seconda dell’area geografica. È il caso, ad esempio, delle chiacchiere, conosciute con denominazioni diverse come cenci in Toscana, sfrappole in Emilia Romagna, bugie in Piemonte, frappe nel Lazio e galani in Veneto.

Accanto a queste delizie, il Carnevale è celebrato con una ricca gamma di altri dolci, ognuno con ingredienti caratteristici e peculiarità uniche. Tra i più noti troviamo le soffici castagnole, le golose zeppole, gli agrumati arancini dolci, la croccante cicerchiata, la scenografica pignolata, le zippulas sarde, le cartellate e i purcidduzzi pugliesi, fino ad arrivare alle morbide graffe tipiche della tradizione partenopea.

Un tripudio di sapori e profumi che rende il Carnevale non solo una festa per gli occhi, ma anche un’irresistibile celebrazione del gusto.