FERRAGOSTO

Ferragosto non è un giorno. È una lezione di salute che dura da duemila anni.

Ieri ho avuto il piacere di tornare in televisione. In questa circostanza più che nelle precedenti, ho avuto l’impressione che, senza quell’invito, avrei smarrito molte delle riflessioni maturate in queste ultime settimane. Dopo tanti giorni trascorsi ad osservare persone, paesaggi, ritmi della natura e piccoli gesti quotidiani, sentivo il bisogno di restituire qualcosa. Parlare in televisione, in fondo, significa proprio questo: condividere idee prima ancora che consigli. Naturalmente, si è parlato di alimentazione, di dieta mediterranea, di caldo, di idratazione, di frutta estiva, di movimento, di buone abitudini. Ma, a un certo punto, mi sono accorto che il vero protagonista della puntata non era il cibo. Era il Ferragosto. Una festa che molti considerano semplicemente il giorno della grigliata, del cocomero fresco, della spiaggia affollata e delle tavolate interminabili.

Eppure il Ferragosto racconta una storia molto più antica. Molto più profonda e molto più attuale di quanto immaginiamo. Ogni civiltà ha i propri simboli. Il Mediterraneo, ha scelto una pausa. Gli antichi Romani le chiamavano “Feriae Augusti”, un tempo durante il quale il lavoro rallentava il passo, perfino gli animali venivano lasciati riposare, la terra respirava e l’uomo ricordava di non essere soltanto produttività. È curioso, sono passati più di duemila anni.

Abbiamo inventato l’intelligenza artificiale, gli smartphone, le riunioni online, le notifiche continue, le chat che non dormono mai, eppure continuiamo ad avere lo stesso bisogno biologico: fermarci. Non perché siamo pigri ma perché siamo vivi. La fisiologia conosce una parola che noi abbiamo quasi dimenticato: “recupero”. Ogni funzione importante del nostro organismo alterna lavoro e pausa. Il cuore non batte ininterrottamente. Tra una contrazione e l’altra esiste la diastole. Il cervello consolida la memoria durante il riposo. I muscoli crescono dopo lo sforzo. Il sistema immunitario approfitta delle ore di sonno per riorganizzare le proprie difese. Perfino gli alberi da frutto rispettano le stagioni. Solo noi abbiamo pensato di poter vivere senza pause. E poi ci meravigliamo se il corpo, ogni tanto, presenta il conto.

Durante la trasmissione ho cercato di ripetere un concetto che considero fondamentale. Non si ingrassa tra il 14 e il 16 agosto. Così come non si ingrassa tra Natale e Santo Stefano. Si ingrassa, semmai, vivendo dodici mesi consecutivi senza equilibrio. La salute non è un esame da sostenere ogni mattina. È una relazione lunga tutta la vita. Per questo motivo non dobbiamo avere paura del pranzo di Ferragosto. Dobbiamo avere paura dell’abitudine.

È l’abitudine che lentamente modifica il nostro metabolismo. È l’abitudine che decide il nostro peso. È l’abitudine che costruisce oppure distrugge la nostra salute. Un singolo pranzo non possiede questo potere. La ripetizione sì. Esiste poi un altro aspetto che troppo spesso dimentichiamo: mangiare non serve soltanto a nutrire il corpo, serve anche a nutrire le relazioni.

Da medico dietologo, parlo continuamente di calorie, proteine, fibre, polifenoli, grassi monoinsaturi, microbiota. Ma esiste un ingrediente che nessuna tabella nutrizionale riesce a misurare: la convivialità.

Per generazioni la domenica ha avuto un profumo inequivocabile: il ragù della nonna. Era il pane appena sfornato. Era il pranzo che iniziava alle dodici e terminava quando il caffè lasciava spazio alla conversazione e ai ricordi. Oggi, quei momenti, sono diventati sempre più rari. Forse Natale. Forse Pasqua. Forse Ferragosto. Ed è proprio per questo che dovremmo custodirli.

La solitudine rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute. Numerosi studi mostrano che l’isolamento cronico aumenta il rischio cardiovascolare, favorisce la depressione e il decadimento cognitivo e, perfino, una maggiore mortalità. La compagnia, invece, non è soltanto un piacere. È una forma di prevenzione. Ridiamo di più. Mangiamo più lentamente. Conversiamo. Ci ascoltiamo. Le emozioni positive modificano anche la nostra fisiologia. Il cortisolo tende a ridursi. La digestione migliora. Il sistema nervoso autonomo ritrova un equilibrio che nella frenesia quotidiana spesso perde.

Naturalmente tutto questo non significa dimenticare il buon senso. Chi soffre di diabete scompensato, di insufficienza renale avanzata, di gravi patologie digestive o cardiovascolari, continuerà a rispettare le indicazioni del proprio medico. La medicina non va mai in vacanza. Ma una medicina intelligente conosce anche il valore dell’eccezione. Conosce il valore della gioia. Conosce il valore dell’umanità.

Una dieta perfetta vissuta come una prigione rischia di diventare una forma di malessere. Una dieta equilibrata, capace ogni tanto di concederci un sorriso a tavola, senza sensi di colpa, è molto più sostenibile. Io continuo a credere profondamente nell’ormesi.

La biologia ci insegna che piccoli stimoli, piccole sfide e perfino qualche occasionale eccesso fisiologico, possono diventare un allenamento per l’organismo. Non viviamo sotto una campana di vetro. Viviamo nel mondo reale. Ed è proprio nel mondo reale che dobbiamo imparare a stare bene. Per questo motivo il mio augurio non è quello di trascorrere un Ferragosto perfetto, la perfezione annoia. Vi auguro, piuttosto, un Ferragosto autentico. Sedetevi a tavola senza cronometrare ogni boccone. Ridete. Parlate. Ascoltate quella zia che racconta sempre lo stesso aneddoto. Abbracciate chi vedete troppo poco. Concedetevi quella fetta di dolce in più senza trasformare il vostro gesto in un processo. Perché il nostro organismo possiede una straordinaria capacità di adattamento. Molto più fragile, invece, è la nostra capacità di costruire relazioni. Quelle vanno allenate. Proprio come il cuore. Proprio come i muscoli. Proprio come la mente.

Alla fine dell’intervento televisivo, mi sono sentito più sicuro che mai che la salute non consiste nel controllare ossessivamente le nostre scelte ogni singolo giorno ma nel vivere bene la maggior parte del nostro tempo. È una differenza enorme. Perché la salute non ha paura del pranzo di Ferragosto, ha paura della monotonia. Ha paura della sedentarietà. Ha paura della solitudine. Ha paura dell’indifferenza, anche di quella verso noi stessi.

E forse il vero significato del Ferragosto è proprio questo. Ricordarci che il benessere non nasce soltanto da ciò che mettiamo nel piatto. Nasce anche da chi siede accanto a noi. Buon Ferragosto. E, soprattutto, buona vita. Perché la migliore dieta non è quella che ci impedisce di vivere. È quella che ci insegna, giorno dopo giorno, a vivere meglio. “Le calorie di Ferragosto, il corpo le dimentica. L’abbraccio condiviso a quella tavola, spesso, il cuore lo ricorda per tutta la vita.”

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