Contro il logorio della vita moderna

“Il tempo è la moneta della tua vita.
É l’unica moneta che possiedi
e che  puoi decidere come spendere.
Stai attento altresì a non permettere
ad altri di spenderla al tuo posto.”

Carl August Sandurg

Mi ero ripromesso di parlare di diete, di quell’arte sottile che intreccia il piacere e la disciplina.

Un vento di critiche, garbate, certo, ma pur sempre critiche, mi ha spinto a fare una ulteriore premessa.  Eccomi qui, con il cappello in mano, in equilibrio tra  umiltà e permalosità, a rivendicare il mio diritto a  difendermi.

Sono grato per le osservazioni costruttive, quelle che puntano il dito contro argomentazioni fragili, logiche in apparenza sfuggenti e pagine che sembrano sfilacciarsi.

In questi casi, mi fermo, rifletto e cerco di colmare il vuoto. Passi pure per le critiche su qualche prolissità e sulla tendenza a distillare ogni concetto fino all’ultima goccia di possibile significato.

Ma se la critica si riduce al semplice “non ho tempo di leggerti“, allora no, qui mi ribello.

Perché cinque minuti – cinque miseri minuti! – sono un battito d’ali nell’arco di una giornata . Se non si riesce a concederli alla lettura, tanto vale non leggere affatto. Non mi troverete tra i fautori di questa moderna idolatria della fretta, di questa corsa sfrenata, spesso verso il niente.

Preferisco il tempo che si prende il suo tempo. Lo difendo con la stessa passione con cui difendo il cibo, il piacere del gusto, la convivialità, la non banale arte di leggere un’etichetta con la concentrazione che merita. Se questa visione non ti appartiene, non forzarti. Non siamo fatti l’uno per l’altro. E non c’è nulla di male: a ciascuno il suo cammino, a me il piacere della lentezza, della riflessione, del senso pieno delle parole e del gusto dei piatti ben cucinati.

Perché per me, il tempo del cibo, è sacro, a tavola e nella vita.

In questo mio viaggio, ho affrontato le correnti impetuose delle fake news. Oggi, anziché tuffarmi tra le onde di questo mare in tempesta, mi dedico a spiegare perché, nonostante le critiche di prolissità, ridondanza e complessità, persisto nel mio stile.

Il tempo, amico sincero ma fuggitivo, è un alleato prezioso quando si tratta di ciò che nutre l’anima. Non posso cambiare ed essere un mare calmo che rinuncia alla sua marea. Aulico o prolisso, rimango fedele a ciò che sono. Ora, nel ruolo di scrittore improvvisato, mi trovo a muovermi tra le righe con un tocco di ironia.

Nel frastuono, spesso assordante, dell’era digitale, nel quale le parole si dissolvono facilmente e l’articolazione del pensiero deve sottostare al vincolo dell’immediatezza, esistono ancora isole di resistenza. Luoghi, spazi, ma anche menti, per i quali il tempo non è una clessidra impazzita ma un alleato silenzioso che consente al pensiero di sedimentare e di assumere valore e profondità.

In un’epoca nella quale si valorizza la parte e non il suo intero, e si rincorrono gli slogans, scegliere la lunghezza, e l’articolazione di un concetto, appare quasi un atto di ribellione.

Per me, è proprio in questa divergenza che risiede la forza, la capacità di non lasciarsi travolgere dalla corrente e di mantenere la rotta anche quando il vento soffia in direzione contraria.

Si favoleggia di un tempo nel quale la vita aveva un altro respiro, un battito meno affannato. I giorni scorrevano, con passo lento e nelle loro pieghe c’era spazio anche per l’attesa, le parole e il pensiero decantavano come un buon vino e , come un buon vino, si svelavano solo a chi sapeva  attendere.

Non era considerato un peccato il fermarsi a contemplare il tramonto e ad ascoltare le voci interiori senza il timore di smarrirsi.

Oggi, al contrario, la corsa è divenuta la norma, la sintesi un dogma e l’immediatezza un valore assoluto. Ma non cedo. Non mi arrendo alla dittatura della velocità, non sono disposto a scambiare la profondità con la superficialità e a sacrificare il logos sull’altare del consumo.

Non è arroganza, né nostalgia, ma resistenza. Il valore di un pensiero non si misura in battute, né in secondi di attenzione strappati a un pubblico distratto.

Se la maggioranza persegue la sintesi esasperata, il messaggio istantaneo e l’evanescenza del contenuto, ciò non significa che chi desidera esplorare in profondità debba adeguarsi a questa deriva. Il pensiero, come la buona terra, ha bisogno di essere lavorato, arato, arricchito, nutrito da dubbi e riflessioni.

Il mio intento non è cedere alla velocità imposta dalla modernità, ma opporre a essa un ritmo diverso, più lento, più ponderato, in fondo più umano. Se la tendenza impone la sintesi, io scelgo la complessità. Se il mercato impone il facile consumo, io prediligo la digestione lenta delle idee, quelle che non si esauriscono in un istante ma accompagnano il lettore in un percorso di riflessione. Non scrivo per piacere a tutti, né per inseguire mode effimere. Scrivo perché il pensiero, per essere autentico, ha bisogno di spazio, di tempo, di resistenza.

Se questo significa rivolgersi a pochi, a una nicchia di spiriti affini, che sia. Non temo l’isolamento, perché nel logos, nella profondità del ragionamento e nel dubbio consapevole, trovo il mio senso più vero e la mia direzione. Ricordo una pubblicità che recitava: “contro il logorio della vita moderna”. Ecco, forse, il mio blog potrebbe essere questo: una pausa, un angolo di quiete, un rifugio nel quale la frenesia non arriva a imporre il suo ritmo tirannico. Scrivo per chi, come me, sente il bisogno di un tempo diverso, di un passo meno affrettato, di una riflessione più  ampia. E se questo significa non seguire il gregge, allora ben venga. Perché non sempre il cammino più battuto è  quello che conduce alla verità.

Per fortuna, la mia permalosità ha la stessa durata di una mousse troppo ariosa: si smonta in un attimo. Dunque, niente paura!

La prossima settimana tornerò a percorrere i sentieri rassicuranti, già percorsi, delle diete, del cibo e delle fake news, con la solita verve e senza più sussulti d’orgoglio ferito……fino alla prossima critica, s’intende.

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