La dieta paleolitica

I tempi primitivi sono lirici,
i tempi antichi sono epici,
i tempi moderni sono drammatici.
(Victor Hugo)

Nell’antico teatro della vita, quando il mondo era ancora giovane e l’uomo solo un viandante in un paesaggio incontaminato, fioriva una civiltà che viveva in simbiosi perfetta con la Natura. Era il tempo del Paleolitico, un’era nella quale ogni alba portava nuove scoperte e ogni tramonto grandi misteri nel vento, tra le fronde degli alberi.

Immaginate di camminare accanto a quei primi esseri umani, cacciatori e raccoglitori, la cui esistenza era scandita solo dai ritmi della terra e del cielo. Non c’erano supermercati né ristoranti, soltanto il vasto e selvaggio mondo che offriva i suoi frutti a chi sapeva cercarli. Le mani callose di quegli uomini stringevano utensili di pietra, armi rudimentali forgiate con ingegno e determinazione, simboli di un’era nella quale l’ingegno era la chiave della sopravvivenza.

La dieta paleolitica di cui parliamo oggi, figlia di quel lontano passato, è l’omaggio a un’alimentazione primordiale, composta di carne magra, pesce, frutta fresca, verdure, noci e semi. Ogni boccone era un dono della terra, privo di additivi artificiali, conservanti e zuccheri raffinati. Era un cibo che nutriva non solo il corpo, ma anche lo spirito, nella consapevolezza che ogni pasto era il risultato di un delicato equilibrio tra l’uomo e la Natura. I nostri antenati si muovevano durante il giorno con vigore e agilità, cacciando selvaggina nelle foreste e pescando nei corsi d’acqua. Le donne e i bambini raccoglievano bacche, radici e foglie commestibili, conoscendo intimamente ogni pianta e il suo potere curativo. I pasti erano semplici ma nutrienti, consumati attorno a fuochi crepitanti, sotto cieli stellati che raccontavano storie ancora più antiche e popolate di spiriti guida. Non c’erano orologi a misurare il tempo ma soltanto l’alba e il tramonto e la luna che illuminava la notte. Questo tipo di vita, tanto distante dal nostro, ci ricorda l’importanza del riconnettersi con la terra, di ascoltare i suoi ritmi e di rispettare i suoi doni.

Ritornare alla dieta paleolitica è come intraprendere un viaggio nel tempo, riscoprendo i sapori autentici e quella saggezza ancestrale che sopravvive in ogni angolo della nostra memoria genetica. È un invito a vivere con maggiore consapevolezza, a scegliere cibi che nutrono il corpo e l’anima, e a riscoprire l’importanza di una vita vissuta in armonia con la Natura.

In questo ritorno alle origini, troviamo non solo un modo di mangiare, ma anche una intera filosofia di vita, in accordo con quei ritmi che ci suggeriscono, ancora oggi, di muoverci con attenzione e rispetto sul palco della nostra vita di oggi.

Così, il Paleolitico non è solo un’era passata, ma è anche una valida guida che ci mostra come vivere in equilibrio con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

Al di là degli aspetti nutrizionali che classificano la dieta paleolitica come iperproteica o iperlipidica, è cruciale riflettere su una questione fondamentale: il cibo di oggi è davvero paragonabile a quello consumato dai nostri antenati del Paleolitico? La carne che troviamo nei supermercati, spesso frutto di allevamenti intensivi e di processi industriali, è lontana anni luce dalla carne selvaggia e magra di un tempo.

Così come l’uomo è diventato sedentario e, di conseguenza, più incline all’obesità, allo stesso modo è ingenuo pensare che tutto ciò che è stato antropizzato non abbia subito la stessa evoluzione. Abbiamo trasformato il nostro stile di vita, passando dall’essere cacciatori-raccoglitori in costante movimento a individui che trascorrono gran parte del tempo seduti, sia nel lavoro sia nello svago. Questa metamorfosi non ha solo alterato il nostro metabolismo ma ha anche influito profondamente sul modo in cui produciamo e consumiamo il cibo.

Un esempio emblematico di questa trasformazione è rappresentato dagli animali domestici. Gatti e cani, un tempo cacciatori agili e indipendenti, oggi sono spesso vittime della stessa sedentarietà che affligge i loro padroni. Nutriti con cibi confezionati, talvolta persino gourmet, questi animali hanno perso gran parte del loro istinto naturale di cacciatori. L’obesità, condizione una volta rara tra gli animali selvatici, è ora frequente anche tra i nostri compagni a quattro zampe.

Questa evoluzione ci porta a interrogarci sulla qualità del cibo che consumiamo. La carne di oggi proviene da animali allevati in condizioni spesso innaturali, con diete controllate e possibilità di movimento molto limitate. Questo fa sì che la carne che consumiamo oggi sia ben diversa da quella di quei tempi remoti che proveniva da animali che vivevano e si nutrivano in libertà, sviluppando muscolature magre e ricche di nutrienti.

Anche il pesce, un tempo rigorosamente selvatico e ricco di omega-3, oggi è spesso il prodotto di allevamenti intensivi nei quali le condizioni di vita e l’alimentazione possono influire negativamente sulla qualità nutrizionale. La sedentarietà ha avuto effetti altrettanto profondi sugli esseri umani. Con l’avvento dell’agricoltura e della vita urbana, siamo diventati meno attivi, predisponendoci a malattie metaboliche come l’obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari. Anche la nostra capacità di metabolizzare i cibi è cambiata, adattandosi a diete più ricche di zuccheri e carboidrati raffinati, un panorama alimentare che era sconosciuto ai nostri antenati.

Quindi, mentre la dieta paleolitica ci invita a riscoprire un modello alimentare più vicino alla Natura, dobbiamo riconoscere che replicare esattamente la qualità alimentare del cibo di allora è impossibile. La nostra evoluzione biologica e culturale ha trasformato non solo il nostro corpo, ma anche il cibo che consumiamo. Ecco perché è fondamentale non solo considerare cosa mangiamo, ma anche la qualità e l’origine del nostro cibo.

Riflettere su questi aspetti ci porta a comprendere che una semplice imitazione della dieta paleolitica non basta. Dobbiamo adattare i principi di questa dieta al contesto moderno, scegliendo alimenti il più possibile naturali, non processati e provenienti da fonti sostenibili. Solo così possiamo sperare di avvicinarci ai benefici di un’alimentazione che, sebbene radicata nel passato, può offrirci ancor oggi preziosi insegnamenti per il nostro benessere presente e futuro.

La prossima settimana ve ne dirò di cotte e di crude.

Digiuno Intermittente

A certe persone il digiuno non giova perché,
credendo che basti il digiuno materiale a renderli immuni,
affamano i loro corpi ma pasciono
le loro immaginazioni di ogni specie di delicatezze,
continuando a raffigurarsi ciò che mangeranno
e berranno quando termina il digiuno:
digiuni di questo tipo non aiutano
a controllare né la gola né la lussuria.


Mohandas Gandhi, Autobiografia, 1966

Nella danza incessante del tempo, tra i ritmi circadiani della vita e l’alternarsi delle stagioni, si cela una pratica antica che è simile a un’armonia sottile: il digiuno intermittente.

Questa metodologia, che intreccia sapientemente momenti di astinenza con periodi di nutrimento, si presenta non solo come un atto di disciplina alimentare ma anche come un viaggio verso la consapevolezza e l’equilibrio interiore.

Immaginate un pendolo che oscilla con grazia, scandendo il battito di un cuore in armonia con i cicli naturali dell’universo. Il digiuno intermittente non è una privazione forzata ma è piuttosto una coreografia ben orchestrata, nella quale il corpo trova respiro e rinnovamento nella temporanea sospensione del cibo. È un invito a ritrovare l’essenza del nutrirsi, un richiamo a riscoprire la sacralità dei pasti, non solo come fonte di energia ma come celebrazione della vita stessa.

In questa alternanza di pause e riprese, si disegnano varie finestre di intervallo, ognuna con la propria armonia e il proprio ritmo, che si adattano ai bisogni individuali di chi sceglie di intraprendere questo tipo di cammino. Ci sono casi di digiuno che si estendono per ore, come un silenzio profondo prima dell’alba, e altri che abbracciano intere giornate. Ogni intervallo diventa una tela bianca su cui dipingere il proprio benessere, con sfumature di leggerezza e vigore.

Il digiuno intermittente, dunque, non è semplicemente un regime alimentare bensì una filosofia che invita a vivere in sintonia con i ritmi antichi e quelli moderni allo stesso tempo, un equilibrio dinamico tra il dare e il ricevere, tra il vuoto e il pieno. E, in questo equilibrio, trova spazio la rinascita, la rigenerazione di un corpo e di uno spirito che imparano a riconoscere la bellezza della semplicità, la forza della pazienza, e il potere di trasformazione del tempo.

Per schematizzare…

Principali forme di digiuno intermittente

Digiuno a giorni alterni (1:1)

Si mangia un giorno sì e uno no. Ad esempio, si cena il giorno 1, si digiuna tutto il giorno 2, e si riparte con la colazione del giorno 3.

Durata del digiuno: Circa 33-36 ore.

In alcune versioni, si consuma solo il 25% delle calorie nel giorno di digiuno, mentre si mangia liberamente nel giorno in cui ci si alimenta.

Digiuno 5:2

Si mangia normalmente per 5 giorni e si fa (semi) digiuno per 2 giorni. Giorni di digiuno: Nei giorni di digiuno, si consuma solo il 25% delle calorie giornaliere, solitamente tra le 500 e le 1.000 calorie.

Alimentazione intervallata (TRE, Time-Restricted Eating)

 Si fa una pausa giornaliera dal cibo, che può includere anche solo il digiuno notturno.

 Varianti comuni:

  • 10 ore di digiuno e 14 ore di alimentazione
  • 12 ore di digiuno e 12 ore di alimentazione
  • 14 ore di digiuno e 10 ore di alimentazione
  • 16 ore di digiuno e 8 ore di alimentazione
  • (16:8)  Molto popolare, si consuma tutto il cibo in una finestra di 8 ore e si digiuna per le restanti 16 ore.

Cancelling Dinner

Si evita di cenare.

Durata del digiuno: Solitamente 16-18 ore, dal pranzo del giorno fino alla colazione del giorno successivo.
Molti trovano che saltare la cena sia più facile e naturale, poiché così si estende il digiuno notturno.

Queste forme di digiuno intermittente sono tra le più in voga e offrono diverse opzioni che si adattano più facilmente ai ritmi e alle esigenze individuali. Come ulteriore premessa, è importante ricordare che in una società nella quale il cibo sia disponibile a tutte le ore del giorno e della notte, qualsiasi tipo di pausa o restrizione dietetica può apportare benefici significativi. Questi benefici includono la riduzione degli indici di infiammazione, dello stress ossidativo, e un miglior controllo dei livelli di insulina, glicemia, e grassi nel sangue.

Il modello di digiuno intermittente più popolare è quello dell’alimentazione intervallata 16/8. Questo schema prevede che tutti i pasti della giornata siano consumati entro un intervallo di 8 ore, ad esempio dalle 12:00 alle 20:00, saltando la colazione. Tuttavia, per chi preferisce non saltare la colazione, ritenuta importante dal punto di vista metabolico, lo stesso schema può essere adattato con una finestra alimentare dalle 8:00 alle 16:00. In questo caso, è necessario anticipare la cena alle 16:00, come avviene nella tradizione norvegese.

Sottolineo che queste sono considerazioni personali, sia pure di un cultore della materia. Ho letto vari articoli scientifici che asseriscono che l’alimentazione con restrizione temporale (TRE)  e il digiuno intermittente, non offrono benefici aggiuntivi rispetto a una semplice restrizione calorica. Studi clinici condotti su persone sane hanno infatti mostrato risultati diversi rispetto a quelli ottenuti su modelli animali. Pare che i benefici cardiovascolari associati al digiuno intermittente non siano dovuti ai meccanismi regolati dal digiuno stesso (come l’autofagia), ma piuttosto alla perdita di peso derivante dalla riduzione dell’apporto calorico.

Nonostante la necessità di una certa prudenza nella divulgazione di queste informazioni, credo che seguire determinati regimi alimentari possa comunque motivare le persone a prestare maggiore attenzione alla qualità del cibo, a cambiare stile di vita e a svolgere più attività fisica. Questi fattori potrebbero influire positivamente sulla salute e migliorare i parametri cardiovascolari, indipendentemente dal fatto che la motivazione derivi dalla TRE o dal digiuno intermittente. Come in tutti gli ambiti, esistono delle mode. Tuttavia sarebbe auspicabile che la scienza e la medicina non seguissero mai criteri di questo tipo.

La prossima settimana proverò a suggerire qualcosa in merito alla dieta paleolitica.