
Come spesso accade nei venerdì del mio blog, i miei pensieri, alla fine, non seguono il filo che avevo tessuto la settimana precedente. È come se le parole, troppo vive e capricciose, si rifiutassero di obbedire a una scaletta preordinata. Il mio blog, in fondo, ha una vita propria: non è una vetrina ma un organismo sensibile, che vibra e si lascia influenzare da ciò che gli accade intorno, dagli umori del momento, dalle voci udite, da quel piccolo disordine che solo una vita piena sa creare.
A scompaginare il mio piano editoriale è quasi sempre il giorno che precede la pubblicazione. Quel giorno è il giovedì, quasi un limbo, sospeso tra l’intenzione e la rivelazione, tra il pensiero e la parola.
È in quel giorno che, puntualmente, qualcosa accade: un incontro, un gesto, un profumo, un silenzio, che fanno cambiare la direzione del mio racconto.
Così è stato anche stavolta.
Questo giovedì, 13 novembre, ha bussato alla porta del mio calendario, con la sua discreta solennità, la Giornata Mondiale della Gentilezza.
Come non accoglierla? Come non cedere al suo invito dolce e insieme imperativo?
Così ho messo da parte l’argomento previsto e ho lasciato che fosse lei, la Gentilezza, a dettare il tema, a condurre la penna, a scegliere le parole.
Inno alla Gentilezza smarrita (e ritrovata).

C’è stato un tempo nel quale la gentilezza era pane quotidiano, un gesto semplice come versare dell’acqua in un bicchiere o tenere aperta la porta a chi sta dietro di noi. Non aveva bisogno di definizioni né di hashtag, non si faceva annunciare con campagne o giornate mondiali. Era un respiro naturale dell’animo umano, un moto spontaneo, quasi biologico.
Poi qualcosa è accaduto, un terremoto silenzioso nella geografia dei sentimenti. Gli uomini, pur parlando di progresso, hanno perso la misura dei toni, la grazia dei gesti, la musica della parola mite.
Così, oggi, la gentilezza appare quasi come un uccello raro, che si posa solo su spalle abituate al suo peso leggero. Eppure, che spettacolo, quando compare!

Basta un sorriso timido dietro una maschera di stanchezza; una parola che non giudica ma conforta; una mano che si ferma un secondo prima di sbattere una porta. È in quel piccolo intervallo che si compie il miracolo: il mondo si raddrizza, per un istante e il cuore riconosce la sua patria. Ho passato più di trent’anni tra acque che curano e vapori che leniscono e ho visto che il calore termale guarisce i corpi, ma la gentilezza riscalda l’anima.
È un balsamo invisibile, una medicina che non si trova nei protocolli sanitari ma nella voce con cui si dice: “buongiorno”, nel rispetto dei silenzi, nella misura dei toni. Ogni ospite, che arrivi da vicino o da continenti lontani, porta con sé una storia di stanchezze e di speranze. Ciò che davvero cerca, oltre al sollievo del corpo, è un luogo dove sentirsi accolto, non solo servito.

Ecco perché la gentilezza, alle Terme, come nella vita, non è un accessorio decorativo: è un gesto clinico dell’anima. Mi piace immaginare la gentilezza come una sostanza minerale: con la leggerezza dell’aria ma la forza del sale. Corrode la ruggine dell’indifferenza, addolcisce le acque torbide della comunicazione moderna, dove le parole galleggiano ma non si incontrano più.
Quando qualcuno la esercita, anche senza rendersene conto, attiva un contagio benefico: come certe piante che purificano l’aria solo esistendo.
La gentilezza non ha bisogno di titoli, ma un po’ di ironia non le guasta.
Perché, diciamolo, nel tempo dell’urgenza permanente, in cui tutto si consuma più velocemente di un pensiero gentile, essere cortesi è quasi un atto rivoluzionario.
Oggi chi dice: “prego, con calma”, rischia di sembrare un sabotatore del progresso.
Chi saluta con sincerità, appare ingenuo.
Chi ascolta davvero, viene sospettato di avere secondi fini. Eppure, in questo tragicomico paradosso, la gentilezza resiste, tenace come l’erba che spunta tra le crepe dell’asfalto: fragile eppure invincibile.

Quando si tratta di scrivere della gentilezza, la mia mente si apre come un cassetto magico, riecheggiando ricordi lontani e riverberi di episodi recenti. Essa non è solo gesto: è anelito dell’anima, sogno sottile eppure tenace, ambizione cui tendere quotidianamente. E così, venerdì prossimo, ne riparleremo ancora: sarà il nostro articolo “Gentilezza bis”, un piccolo rituale di attenzione e poesia da condividere.
