
Buon ferragosto. Come promesso, ecco il mio piccolo rito ferragostano: un caffè, un taccuino e quella silenziosa ostinazione nel credere che anche un articolo scritto il 15 agosto possa lasciare una traccia.
Di legumi messi in ammollo e verità non solubili
(Inno semiserio e commosso alla dieta mediterranea smarrita e, spero, ritrovata).
C’era un tempo in cui le nonne, quelle vere, annusavano i legumi secchi prima di metterli in ammollo. Si cucinava con la stessa dedizione con cui si scriveva una lettera d’amore: lentezza, attenzione, cuore in subbuglio. Si bolliva il brodo come si lasciava decantare un’emozione, si sgranava il mais come si “sgusciava” un pensiero, si sbucciavano le patate raccontando storie.

Oggi? Abbiamo perso il cucchiaio e trovato il click. Scambiato il pane di ieri con quello proteico, il brodo con il dado, la fame con l’algoritmo. La penna con la tastiera. La domanda con l’hashtag. Nel grande supermercato globale del benessere, qualcuno ha deciso che la dieta mediterranea è solo una parola da inserire nei post Instagram accanto a #detox, #panciapiatta e #miracoloin7giorni#, spacciando come scienza ciò che spesso è intrattenimento travestito da consiglio.
Io, medico termalista e dietologo, che di corpi e animi affaticati ne ho visti tanti, non ho mai promesso miracoli. Non curo con il marketing. Non prescrivo like. Ho imparato che il mestiere più difficile oggi non è nutrire ma educare. Restare etici in un mondo dove tutto si compra, persino la speranza. Ho scelto una strada meno battuta, ma infinitamente più vera: educazione alimentare, divulgazione lenta, messaggio che rimane non perché virale, ma perché vitale.
Ho detto no al vino “antinfarto” e sì, con moderazione e buon senso, al vino vero, quello che accompagna la convivialità. Ho detto sì alla carne… ma con misura, come si fa con le verità scomode. Ho detto sì alle verdure, rispettando il piacere soggettivo del cibo: mangiare non è solo nutrirsi, è cultura, memoria, affetto che prende forma e sapore.

Mangiare è quasi un atto politico. Una scelta quotidiana che dice chi siamo, chi vogliamo diventare e in che mondo desideriamo vivere.
Eppure, lo dico con un po’ di amarezza, tutto questo non basta. Non basta parlare di cibo frettolosamente in ambulatorio, né scriverne su un blog che pochi leggono, né inserirlo tra una dieta lampo e un video di guru-influencer che confonde e scambia il metabolismo basale con un codice fiscale. La notorietà, purtroppo, viene spesso preferita alla competenza. La vera autorevolezza si costruisce attraverso studio, esperienza e passione, non solo grazie a visualizzazioni e luci della ribalta.
Ho pensato ad un format televisivo. Non un talent, non una televendita del benessere. Un salotto gentile e tenace, dove parlare di olio extravergine come di un amico d’infanzia, smontare bufale con ironia senza gridare, parlare di pasta integrale senza sembrare penitenziali, restituire dignità a ogni zucchina non glamour. A puntate. Piccoli baluardi di resistenza dolce: olio buono, carboidrati non criminalizzati, proteine misurate, verità non pronte all’uso.

Un luogo dove dire, guardando in camera: “No, il cibo non è medicina. Ma nemmeno veleno. Serve educazione, contesto e ascolto.” Perché se fosse medicina, lo venderemmo in farmacia con il bugiardino. Invece no: il cibo è relazione, linguaggio, scelta. È ciò che scegliamo per stare bene e far stare bene gli altri.
Ci credo ancora. Ci metto la faccia, la voce e un po’ di autoironia. Perché il tempo per mettere in ammollo i legumi oggi lo ha solo chi sa che la salute è anche lentezza consapevole.
A loro. A chi mastica piano. A chi cucina col cuore. A chi ha fame di informazioni corrette. A chi cerca nutrimento e non solo calorie, dedico questo viaggio. Non sarà perfetto. Di certo sarà autentico.
Il mio cruccio rimane: contenere un pensiero che, con entusiasmo, tende a spiccare voli pindarici. Per questo, prendiamoci un attimo di respiro: ci rileggeremo con calma la prossima settimana e riprenderemo in mano il lavoro già avviato con nuovo slancio, qualche virgola in meno e una musica ancora più leggera tra le parole.





