Multitasking

Nei primi anni di questo secolo, ogni giorno, quale che fosse il tempo, con il sole o con la neve,
si vedeva un uomo passeggiare attorno ai bastioni della città di Vienna.
Quest’uomo era Beethoven, il quale, nel corso dei suoi vagabondaggi,
elaborava nella propria testa le magnifiche sinfonie che poi avrebbe messo sulla carta.
Per lui il mondo smetteva di esistere;
invano le persone si levavano il cappello al suo passaggio.
Lui non vedeva nulla; la sua mente era altrove.

(Walter Benjamin)

Il multitasking

Il termine “multitasking” descrive l’abilità di eseguire più attività contemporaneamente. Si tratta di un approccio che coinvolge la gestione simultanea di diverse attività, senza completarne una, prima di passare alla successiva. In un mondo sempre più interconnesso, il multitasking è diventato una competenza molto richiesta e spesso necessaria nelle attività quotidiane. La gestione simultanea di più attività può coinvolgere sia compiti simili che richiedono lo stesso tipo di abilità, sia mansioni diverse che coinvolgono perizie diverse. Chi è abile nel multitasking è dunque capace di passare rapidamente da un compito all’altro. Ciò richiede una flessibilità cognitiva e la capacità di adattarsi a situazioni diverse oltre che stabilire le priorità per potersi concentrare su ciò che è più urgente o rilevante in un determinato momento.

Sebbene questa abilità offra vantaggi in termini di gestione del tempo, essa può aumentare il rischio di errori o portare a una minore precisione nelle singole attività. Tanto per fare un esempio di multitasking, accade spesso, nel mondo del lavoro e della comunicazione, di rispondere alle email mentre si partecipa a una riunione o di elaborare dati mentre si risponde al telefono.

Ma è multitasking anche il guardare la televisione mentre si cucina o il rispondere ai messaggi mentre si pulisce la casa. Però, portare avanti molte cose contemporaneamente può, alla lunga, aumentare il livello di stress ed essere causa di una minore soddisfazione nel completamento delle attività.

Rimane, tuttavia, il fatto che questa competenza può essere comunque vista come una risorsa evolutiva in quanto riflette la capacità umana di affrontare e adattarsi a un ambiente sempre più complesso e interconnesso. In effetti, già nel corso dell’evoluzione, gli esseri umani hanno sviluppato la capacità di gestire simultaneamente diversi aspetti della loro vita quotidiana per rispondere con successo alle crescenti sfide ambientali.

Adattabilità Evolutiva

L’abilità di eseguire più attività contemporaneamente è stata particolarmente utile in quelle fasi dell’evoluzione umana nelle quali l’ambiente richiedeva delle risposte rapide e una altrettanto rapida flessibilità nelle attività quotidiane. Durante la caccia, nell’agricoltura o nella preparazione di un accampamento, gli individui potevano trarre vantaggio dal coordinare le diverse attività per garantire la sopravvivenza e il benessere della comunità.

Gestione limitata delle Risorse

In un ambiente in cui le risorse erano limitate e le sfide quotidiane richiedevano soluzioni immediate, il multitasking ha contribuito a ottimizzare l’uso delle risorse disponibili. Come bilanciare efficienza e qualità? Nell’era moderna, che ha visto aumentare la complessità delle attività quotidiane in modo esponenziale, occorre trovare un equilibrio tra efficienza e qualità dei risultati, un problema, questo, che definirei cruciale.

Open spaces

Altro aspetto importante, in proposito, è quello che riguarda l’ambiente di lavoro. L’analisi del multitasking, collegata a quella degli “open spaces” lavorativi moderni, evidenzia una serie di problemi da non sottovalutare. Gli open spaces rappresentano una disposizione (layout) degli uffici caratterizzata dalla mancanza di pareti o divisioni fisiche tra gli spazi di lavoro. In un ambiente “open space”, i dipendenti sono inevitabilmente soggetti ad un aumento delle distrazioni visive e acustiche. Senza pareti divisorie, il dipendente può trovarsi in uno scenario di costante movimento e di rumori, provenienti da fonti diverse, in grado di compromettere la sua capacità di concentrazione.

La mancanza di divisioni fisiche degli spazi riduce, altresì, la privacy personale. Tutto questo può influenzare negativamente la concentrazione, specialmente quando si tratta di attività che richiedono sia un elevato tasso di attenzione sia una quota di riservatezza. L’elevato livello di stimoli visivi e acustici può portare a un aumento dello stress, mentre l’esposizione a un ambiente frenetico può contribuire a una sensazione di sovraccarico mentale, con conseguente maggiore difficoltà a mantenersi calmi e concentrati.

Una più attenta progettazione degli open spaces potrebbe includere la creazione di zone specificamente dedicate proprio alla concentrazione. Queste aree dovrebbero offrire spazi più tranquilli nei quali fosse possibile ritirarsi nei momenti che richiedono un più alto livello di concentrazione sul lavoro. L’uso di elementi di design, come pannelli acustici, piante e arredi funzionali, può contribuire a ridurre i livelli di rumore e a migliorare la qualità dell’ambiente di lavoro. Un approccio più equilibrato alla progettazione degli open spaces, che tenga conto delle esigenze di concentrazione e privacy, può sicuramente contribuire al rendimento e al benessere complessivo dei dipendenti.

In sintesi, l’organizzazione degli open spaces può essere trattata come un elemento chiave nell’analisi delle sfide legate al multitasking (e alle distrazioni) nel contesto lavorativo.

La prossima settimana affronteremo il problema, ormai piuttosto diffuso, dell’ADHD.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Laudator temporis acti se puero
«lodatore del tempo passato, quando egli era fanciull
Orazio (Ars poetica, 173).

Riallacciandomi a quanto detto nel mio ultimo articolo sul blog, è molto comune osservare il prevalere del bias retrospettivo nei nostri ragionamenti. Questo fatto, non sempre verificato in modo critico, ci spinge ad attribuire l’origine di tale percezione a innovazioni recenti e definitive, come, ad esempio, Internet.

Niente di nuovo sotto il sole se è vero che Platone attribuiva la “nostalgia del declino” alla scrittura, se molti teologi guardavano all’invenzione della stampa come a un male e se, in tempi più recenti, persino l’autorevole “New York Times” contestava l’invenzione del telefono. Spesso, oggi, ci dimentichiamo di tutti quei “presagi” negativi legati, a suo tempo, alla comparsa delle automobili, del cinema, della televisione e, più di recente, del computer.

La tendenza è sempre quella del “laudator temporis acti”, ovvero: “In passato si stava peggio, ma si stava meglio”. Questo atteggiamento emerge spesso in quelle riflessioni da salotto che vedono, ad esempio, affermazioni del tipo: “Le donne di oggi non sono più quelle di una volta”, magari solo perché nei ricordi di noi maschietti, diversamente adolescenti, sono ancora presenti le mamme che ci rincorrevano per portarci la merenda.

Rientrando nell’attualità, nell’ “hic et nunc”, anziché lamentarsi con inutili piagnistei, ci si potrebbe chiedere cosa fare ora.

Ancor più che in passato, oggi, si richiede pratica e disciplina. La concentrazione può essere paragonata a un muscolo da tenere sempre attivo. Per mantenere un livello sostenuto di concentrazione riguardo a un compito da assolvere, è fondamentale gestire attentamente sia le distrazioni esterne sia quelle che emergono internamente, spesso scaturite dalla propensione naturale della nostra mente a divagare in modo autonomo.

È cruciale sottolineare che questa tendenza non deve essere necessariamente considerata negativa. È comune, per ognuno di noi, vivere momenti nei quali la mente si distrae nell’esecuzione di attività impegnative. Un breve intervallo può portare al riaffiorare di ricordi e pensieri che ci sottraggono, pur momentaneamente, alla nostra attività principale. Questo processo mentale non solo è naturale ma può anche arricchire il nostro pensiero e stimolare la creatività. Va notato che vagare con la mente non è da considerare alla stregua di un’interferenza dannosa, ma piuttosto come un fenomeno psicologico piuttosto comune.

Alcuni studiosi, come Van der Stigchel, suggeriscono che questa attività mentale di divagazione dovrebbe essere incoraggiata, specialmente in contesti in cui non è richiesta una concentrazione intensa. Ad esempio, quando ci troviamo in attesa in fila al supermercato, invece di optare per l’uso del cellulare o concentrarci su compiti secondari, il vagare con la mente può favorire una condizione momentanea di relax contribuendo così al nostro benessere mentale.

La mente libera può generare riflessioni profonde, connessioni inaspettate, e una pausa rigenerante prima di tornare a impegni più stringenti. Spesso le sfide legate alla concentrazione derivano principalmente da distrazioni esterne, che oggi sono più pervasive che mai. La presenza costante di stimoli, come le notifiche incessanti sul telefono cellulare, le schermate pop-up (che portano in media a controllare il cellulare circa 100 volte al giorno) e una miriade di spazi pubblicitari lampeggianti ovunque, rendono arduo mantenere una concentrazione prolungata.

Sebbene i nostri cervelli siano gli stessi che hanno guidato la rivoluzione da agricola a industriale, negli ultimi 200 anni circa, gli stimoli ambientali sono notevolmente mutati e aumentati. Niente di nuovo anche in questo se già Seneca, duemila anni fa, si lamentava di essere distratto da troppi stimoli. Questi nuovi stimoli, tuttavia, offrono anche la possibilità di controllare il nostro ambiente in modi precedentemente impensabili.

Affrontare le sfide della concentrazione non deve essere considerato come un problema insormontabile. Al contrario, può essere visto come un’opportunità di adattarsi e migliorare. Attraverso strategie mirate e consapevolezza dell’ambiente è possibile mitigare gli effetti distrattivi degli stimoli cui siamo soggetti e recuperare la capacità di concentrazione. In fondo, il problema non è intrinseco ma piuttosto legato al modo in cui gestiamo e interagiamo con l’abbondanza di stimoli a nostra disposizione.

Come minimizzare l’Utilizzo dei Social Media per Migliorare la Concentrazione?

Spesso, durante l’esecuzione di compiti che richiedono concentrazione, ci si rende conto che questa nostra preziosa risorsa sta diminuendo. In questo contesto, è consigliabile fare una pausa per rigenerare l’energia mentale. La domanda cruciale è: quale tipo di pausa è più efficace?

Una strategia consigliata è quella di ridurre al minimo le attività sui social media e tutte quelle interazioni che possono gravare pesantemente sulla nostra capacità di attenzione. Secondo lo psicologo cognitivo dell’Università di Utrecht, Van der Stigchel, una delle tecniche più redditizie è quella di uscire all’aperto e fare una passeggiata in un parco o in un ambiente che non richieda un carico eccessivo di attenzione.

Questo tipo di pausa permette al cervello di rilassarsi e ricaricarsi, preparandolo per un ritorno più efficace alla concentrazione richiesta dal lavoro.

Ma, cosa pensare del multitasking? Ne parleremo la prossima settimana.